Il dolore
«Grazie a voi mio figlio oggi cammina»
Dopo uno schianto in moto Marco era destinato alla paralisi. La mamma: «Senza medici e volontari non ce l’avrebbe fatta»
GROSSETO. La sua Honda è la sua passione, la sua amica fidata, le sue ali verso la libertà. Una sgassata e via, la strada tutta per sé, la corsa dentro il vento. Ma quel 19 giugno dello scorso anno, la moto lo ha tradito. Un incidente sulla strada per Alberese, lui finisce a terra, l’Honda gli cade addosso.
Marco Rosi, 17 anni, ha il destino segnato. Ha una lesione al midollo osseo, passa i quattro mesi successivi all’Unità spinale del Cto di Firenze, due giorni in coma indotto, un mese e mezzo in prognosi riservata. Quando riesce finalmente a risvegliarsi, i medici fiorentini non gli danno speranza. «Gli dissero che la sua migliore amica, da quel momento in poi, sarebbe diventata la sedia a rotelle», spiega la mamma Patrizia.
Di amici, però, Marco ne trova presto ben altri. «Trascorse diverse settimane - spiega la mamma - quando Marco ha cominciato a stare meglio i medici fiorentini gli hanno dato il permesso di ritornare a casa nel fine settimana».
A quel punto arriva una telefonata inattesa. «La delegazione di Alberese della Croce Rossa italiana ci chiama e ci dice che i volontari svolgono questo servizio di supporto alle famiglie che hanno un parente ricoverato in strutture lontane - spiega Paola - e così è iniziato tutto. Ogni sabato Simona Mancioppi, capo gruppo della Croce Rossa di Alberese, partiva per venirci a prendere a Firenze e tutte le domeniche ci riportava su. Io, in quel periodo, mi ero trasferita a Firenze per stare vicina a mio figlio. Qua ad Alberese c’era da portare avanti il negozio di generi alimentari e macelleria di famiglia. Insomma, per noi sarebbe stato complicato gestire i trasferimento. Lei, invece, ha sacrificato anche tempo alla sua famiglia per darci una mano e questo non lo potrò mai dimenticare. Non la ringrazierò mai abbastanza».
Quelle di Mancioppi non sono le uniche mani tese ad aiutare Marco e la sua famiglia. Una volta ritornato in Maremma in pianta stabile, a metà ottobre, Marco viene preso in cura dall’Unità di neurologia del Misericordia. L’ingresso nel reparto segna la svolta, perché Marco entra in carrozzina e, contro ogni parere precedente, ne esce sui suoi piedi. «Il dottor Mancuso della neurologia gli ha detto che sarebbe tornato a camminare - ricorda la mamma con la voce rotta dall’emozione - e questo gli ha dato una grossa carica, una speranza di andare avanti».
Marco ricomincia a poco a poco a rimettersi in piedi, e ci riesce anche grazie a una paziente, costante e impegnativa riabilitazione quotidiana in un centro specializzato di Grosseto.
«E anche qui - prosegue Paola - è grazie a questi volontari che abbiamo potuto farcela. Ogni giorno Daniela Maggiotto, un’altra volontaria, porta Marco a Grosseto per la fisioterapia. Se non ci fossero i volontari, non so come avremmo fatto».
La vita ricomincia. Marco torna a camminare e migliora giorno dopo giorno. Riprende la scuola, il Commerciale di Grosseto, riprende a piccoli passi la sua vita. «I medici dicono che ci vorranno ancora un paio d’anni per recuperare del tutto - spiega la mamma - ma siamo fiduciosi. Ed è venuto il momento di dire grazie a tante persone, medici e volontari, da Mancuso al neuropsichiatra Camuffo, a Simona e Daniela e a tutti gli altri volontari della Cri che ci hanno aiutati».
Dalla finestra di camera, Marco oggi torna a guardare la sua Honda e ricomincia a vederla come un’amica. Ma di amici, in questi mesi, ne ha trovati tanti altri. «Mio figlio adora la sua Honda, gliel’ho comprata io stessa, figuriamoci - spiega Paola - e il suo sogno ora è di tornare in sella alla moto. E il sogno, grazie a questi angeli, adesso è più vicino».
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