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Grosseto

l’assessore

«È bellissimo ma forte quindi per un pubblico maturo»

GROSSETO. «Uno spettacolo bellissimo, interessante, forte, con attori fantastici, una scenografia d’impatto, una colonna sonora incredibile. Certo, mi sento di consigliarlo a un pubblico adulto...

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GROSSETO. «Uno spettacolo bellissimo, interessante, forte, con attori fantastici, una scenografia d’impatto, una colonna sonora incredibile. Certo, mi sento di consigliarlo a un pubblico adulto perché è uno spettacolo impegnativo, senza pause, che richiede una conoscenza della storia. È tutto qui il motivo della segnalazione sulla lettera agli abbonati».

Giovanna Stellini, assessore alla cultura del Comune di Grosseto, parla nella doppia veste di spettatrice e di amministratrice dell’ente pubblico. Ha scelto personalmente di portare a Grosseto “Un tram che si chiama desiderio”, in tempi ancora non sospetti – prima, cioè, che scoppiasse la polemica innescata dalla parlamentare Pdl ed ex sindaco di Castiglione della Pescaia, Monica Faenzi, su “I cavalieri” di Mario Perrotta – e oggi si prepara a sedersi al Moderno dopo aver preso qualche accorgimento in più per evitare un nuovo “caso teatro” in città.

Una lettera, infatti, è partita dal Comune attraverso Fondazione Grosseto Cultura, alla volta degli abbonati per “avvisarli”. Prima di tutto una precisazione. «La lettera - spiega Stellini - non è per mettere in guardia le persone su “Un tram che si chiama desiderio”. È semplicemente la lettera in vista dell’ultimo spettacolo della stagione e per invitare gli abbonati all’incontro con gli attori. In questo caso abbiamo inserito anche un’indicazione in più, consigliando la visione a un pubblico maturo».

Per quale motivo? Preoccupano le scene di sesso? «Nello spettacolo c’è sì una fisicità - spiega Stellini - ma non esageriamo su questo punto. “Un tram che si chiama desiderio” è uno spettacolo impegnativo da vedere, dura tre ore senza alcuna uscita di scena o pausa. Io l’ho visto a Roma e alcuni giovani non hanno retto fino alla fine e se ne sono andati. Ognuno lo recepisce a modo suo: se non si conosce bene la storia o non si è addetti ai lavori, si potrebbero avere cedimento. Invito dunque chi ha intenzione di venire a teatro a documentarsi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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