Sicurezza
Tre figli, tre scuole diverse L’odissea di una mamma
Effetti collaterali della riorganizzazione: dopo le proteste dei mesi scorsi un caso paradossale. Per accompagnare i ragazzini serve il genitore “uno e trino”
GROSSETO. Ci sono ancora sacche di malcontento intorno al piano di dimensionamento scolastico approvato dagli enti locali.
Dopo le clamorose proteste della Vico, i posti mancanti alle elementari di via Mascagni (dove c’è il tempo pieno e si è registrata un’imprevista esplosione di iscrizioni e successive esclusioni), i dirottamenti forzati su scuole non gradite dalle famiglie, adesso arriva ‘il caso limite’, un’altra conseguenza spiacevole della verticalizzazione.
A raccontarlo, al Tirreno, è la signora Emanuela, tre figli, i quali dal prossimo settembre studieranno “sparpagliati” in tre scuole diverse.
«Il disservizio che sto subendo – attacca la donna – merita di essere approfondito. Spiego la situazione. Vivo a Grosseto in via Castiglionese e ogni mattina, dal prossimo settembre, mi costringeranno ad accompagnare a scuola i miei tre bambini (di 13, 9 e 6 anni) in tre scuole diverse, distanti tra loro. Sono davvero delusa dalle istituzioni».
Nei termini di legge la signora aveva iscritto il terzo figlio nella prima elementare di via Anco Marzio, scuola già frequentata dal secondo (con il tempo modulare). «Nei giorni scorsi – prosegue il racconto – mi ha chiamato la dirigente della Pascoli, spiegandomi che, con il terzo figlio, farò parte del suo circolo. Nella circostanza mi ha dato la notizia che, per mancanza di numeri in quanto ci sono solo dieci iscritti, la classe a tempo modulare di via Anco Marzio non verrà fatta. All’interno dello stesso circolo il mio bambino è stato così “dirottato” in via Mazzini, centro storico, che ora fa capo appunto alla Pascoli, perché pare che anche qui ci fossero difficoltà a creare una prima».
Per la signora Emanuela la scuola di via Mazzini è completamente fuori mano. «Io vivo al villaggio dell’aereoporto militare e ho altri due figli, ogni mattina, da portare a scuola».
La signora, in pratica, è stata messa di fronte ad una scelta: o rinuncia al modulare e prende il tempo pieno in via Anco Marzio oppure – visto che non è gradita la destinazione via Mazzini – si cerca da sola un’altra scuola che accolga il figlio in prima elementare. Impresa molto complessa.
«Io sono contraria al tempo pieno – spiega ancora mamma Emanuela – e comunque non posso neppure arrivare in via Mazzini. Altre scuole con posti liberi non le ho trovate. Come la mettiamo? La scuola di quartiere, plesso di via Rovetta, che si trova a cinquecento metri da casa mia, è al “tutto esaurito”. Cosa posso fare? Questa volta non voglio lasciar correre. Anche perché abbiamo fatto tutto nei tempi giusti, nella norma, e quindi non accettiamo imposizioni nella scelta educativa dei nostri figli. Stavolta non abbasserò la testa, a costo di rivolgermi ai carabinieri. Questi problemi nascono da scelte e gestioni compiute non so da chi e non so chi dovrà impegnarsi per risolverli. Aspetto una telefonata dal Comune, dal Provveditore, da chi può darmi una mano. Intanto ringrazio il giornale».
Chissà se la sortita a mezzo stampa riuscirà a smuovere qualcosa. Per ora alla signora Emanuela non resta che attrezzarsi a uno di quei miracoli dei quali sono capaci solo le mamme: per portare i figli a scuola, di questi tempi, una donna deve farsi addirittura “una e trina”...
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