Il Tirreno

Grosseto

Baffo è andato in pensione Storia di un vigile in moto

di Lorenzo Santorelli
Baffo è andato in pensione Storia di un vigile in moto

Dario Colombini ha appeso la paletta al chiodo dopo 41 anni di carriera «Oggi gli automobilisti sono più arroganti di una volta. E pochi sanno guidare»

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GROSSETO. Mancherà anche agli automobilisti indisciplinati, a quelli che diventati adulti «mi chiedono: ti ricordi di quando ero ragazzo e mi fermasti per quella contravvenzione? E io rispondo che di multe ne ho fatte pure troppe, non posso rammentarle tutte. Però spesso ho anche chiuso un occhio».

Dopo 41 anni di carriera nella polizia municipale, la maggior parte dei quali trascorsi in sella alla motocicletta di ordinanza, Dario Colombini ha dovuto appendere al chiodo divisa, paletta e fischietto per "raggiunti limiti di età". Con quell'aria a metà tra Charles Bronson e Philippe Noiret, la voce stentorea ed i modi franchi, in città è conosciuto da tutti come "Baffo". Nato ad Arcidosso nel '46, a 25 anni prende servizio come vigile urbano a Grosseto. «Era il primo maggio del 1971, lo ricordo benissimo perché mi diedero subito il giorno di festa. "Cominciamo bene" fu il commento sarcastico di mio padre». Il tono si fa più cavernoso quando invece deve descrivere le sensazioni provate il 29 febbraio scorso, l'ultimo giorno da vigile: «E' stato molto triste. Ero e resto affezionato a quella divisa ma così è il ciclo della vita. In tutti questi anni ho avuto la possibilità di trasferirmi come hanno fatto altri colleghi, però io a Grosseto ci stavo volentieri e lavoravo altrettanto bene». Vigile motociclista da record: «è stato il primo a ricoprire tale ruolo per l'intera carriera lavorativa» fanno sapere dal comando. Dal suo osservatorio privilegiato, Colombini ama raccontare le trasformazioni avvenute nella città e nei suoi abitanti (nonché guidatori): «Gli automobilisti sono più arroganti di una volta. Oltretutto a Grosseto, che io considero un grande paese, in pochi sanno davvero guidare. In una strada a senso unico io sono l'unico imbecille che rimane sulla destra. Si vede che provengo da un'epoca diversa». Ma lo scorrere del tempo non ha lasciato indenne anche il mestiere, mutato nelle prerogative e nei compiti: «Per me al primo posto c'era la viabilità. Oggi invece i vigili sono più qualificati ma devono spaziare dai controlli nei locali alla spazzatura. E' giusto così, ci mancherebbe, ma io ho una concezione più romantica». Il ricordo più significativo lo riporta al 2004 quando salvò una persona dal suicidio: «Un uomo voleva buttarsi dal terzo piano in via Aurelia nord. Io ero appena diventato ufficiale. Decisi di arrampicarmi, lo raggiunsi, gli offrii una sigaretta ed iniziammo a parlare. Alla fine lo convinsi a scendere e diventammo persino amici». Per quel gesto ricevette un encomio solenne dal consiglio comunale. Il figlio ha intrapreso le orme del padre, «gliel'ho consigliato perché è un bel lavoro se preso per il verso giusto. Io nei vigili volontari? Non fa per me, ho già dato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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