Sicurezza
Stritolato nell’imballatrice gli atti sono tornati al pm
GROSSETO. Tornano al pm gli atti del procedimento penale per omicidio colposo relativi alla morte di Lucio Rossi, l'operaio di 33 anni rimasto stritolato negli ingranaggi della rotoimballatrice con...
GROSSETO. Tornano al pm gli atti del procedimento penale per omicidio colposo relativi alla morte di Lucio Rossi, l'operaio di 33 anni rimasto stritolato negli ingranaggi della rotoimballatrice con la quale lavorava il 1° maggio del 2010 in un terreno nelle vicinanze di Alberese.
All'udienza preliminare che si è tenuta ieri mattina, sono state sollevate eccezioni difensive: perché alcuni non hanno ricevuto il 415 bis, cioè il fine indagini, e perché tale decreto non è stato tradotto in lingua tedesca.È infatti nato ed è residente in Germania il legale rappresentante della ditta che ha costruito il macchinario e non vi è la certezza che questi conosca l'italiano. Per questi motivi, ma con la raccomandazione del gup Valeria Montesarchio a stringere i tempi, tutto il fascicolo è tornato in Procura per gli adempimenti obbligatori, compito del sostituto procuratore Salvatore Ferraro.
Sotto accusa in quattro: il presidente della coop Il Sorbino per la quale Rossi lavorava, Pierdomenico Semplici; il venditore della rotoimballatrice Claas Variant 360, Marco Fiaccadori; il legale rappresentante della Caas, Lothar Kristun; il delegato per l'Italia, Paolo Tencone. Nessuno di loro era presente. C'era invece Pamela Papini, la vedova, che insieme alla figlia Martina si è affidata all'avvocato Alberto Vannetti; la madre Doriana Barco e il padre Antonio si sono rivolti all'avvocato Carlo Valle, i fratelli di Lucio hanno infine scelto l'avvocato Domenico Finamore. Semplici ha cambiato avvocato l'altra settimana: non più Patrizia Pagano ma Giuseppe Nicosia e, per le questioni assicurative, Marco Festelli.
Nulla è comunque avvenuto ieri. Nessuno ha sollevato questioni nemmeno relativamente alla positività di Lucio Rossi all'alcol, come accertato dall'autopsia: 0,61 grammi per litro di sangue, un quantitativo minimo verosimilmente conseguenza del pasto, che avrebbe comunque causato, secondo il dottor Sammicheli, una «diminuzione dei freni inibitori» e uno «stato euforico» in Rossi. C'è un nesso possibile con l'incidente di quel pomeriggio? «Un concorso di colpa? E' da vedere. E nessuno ha comunque affrontato il problema stamani (ieri, ndr) - dicono i difensori dei familiari - Sarà eventualmente una questione da dibattimento».
Nessuna decisione è stata presa dalla compagnia assicuratrice, che è ancora in attesa che il procedimento penale venga definito.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
