Il Tirreno

Grosseto

«Io, pd, ho votato contro il Salva-Province»

di Gabriele Baldanzi

Il giovane Gaggioli si è sganciato dalla maggioranza a Roccastrada: «Ma non ce l’ho con Marras»

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ROCCASTRADA. Marco Tullio Gaggioli ha poco più di 30 anni. E’ un dipendente del Monte dei Paschi di Siena. Da tre anni è consigliere di maggioranza, in quota Pd, al Comune di Roccastrada. In aula è uno che parla poco ma non perché ha poco da dire.

Nel corso dell’ultimo consiglio comunale Gaggioli si è sganciato dal resto della maggioranza e sul documento-mozione “Salva Province”, in cui tutti - in coro - hanno ribadito l’importanza di questi enti, lui ha alzato la mano, ha preso la parola e ha spiegato perché avrebbe votato diversamente dagli altri. Poi su Facebook ha scritto agli amici per ribadire il concetto. Ieri abbiamo stabilito il contatto.

«Sì, confermo. Ho votato in modo diverso rispetto a quanto chiedeva il mio partito, il Partito democratico. Era doveroso che lo facessi».

Subito qualcuno ha detto che lei vuole fare il Renzi e cerca visibilità.

«Non l’ho fatto per visibilità ma per coerenza. Ho amici laureati che non trovano lavoro da anni, ho amici che sono in cassa integrazione, ho amici sposati con prole che per arrivare a fine mese devono essere aiutati dei propri genitori o chiedere prestiti o scoperti di conto corrente in banca. Tutte queste persone non sono solo miei elettori, ma elettori del Pd. La maggioranza sono elettori di centrosinistra che hanno accettato un aumento incondizionato delle tasse proposto dal governo Monti per non far fallire l’Italia. E io devo andare in consiglio comunale e votare la mozione Salva Province?».

E’ vero che è stato chiamato da Marras?

«No, dall’alto nessuna telefonata, per ora. Qualcuna dal basso invece sì, c’è stata... Comunque non era un voto per o contro Leonardo. In fondo questa presa di posizione è solo l’espressione di un mio disagio».

Lei nel suo intervento attacca la politica.

«Penso che non ci siano dubbi sul fatto che il momento che stiamo vivendo sia figlio della crisi che ha colpito l’economia mondiale ma di cui la politica, la mala politica, ha le sue grandi e gravi responsabilità. Ad ogni livello».

...ma lei fa parte della politica!

«E infatti voglio smarcarmi. Forse non sono adatto a stare in politica. Sto pensando se ha senso continuare. Io sinceramente ho difficoltà a guardare tante persone negli occhi e spiegare loro che il mio partito ha lavorato e votato perché le Province sopravvivano. Mi domando: ma a fronte dei sacrifici che facciamo noi – da cittadini – cosa fa la politica? Cosa dà in cambio?«

E qual è la risposta?

«Sono 5 mesi (da quando si è insediato il governo tecnico) che si parla di ridurne i costi ma poco o nulla di veramente concreto è stato fatto. Come ho scritto nel documento è un continuo rincorrersi di voci e proposte, idee, report, statistiche, ma alla fine pagano sempre gli stessi. Sicuramente le Province hanno la loro importanza, da tutti i punti di vista, ma costano circa 12 miliardi l’anno (una mezza finanziaria) e una parte di queste risorse, se utilizzate bene, possono servire veramente a farci ripartire. La politica deve cedere qualcosa! Dove non arriva il coraggio arriverà la necessità».

Cosa pensa dei colleghi che hanno votato diversamente da lei?

«E’ come aver detto “la politica non si tocca; ci dispiace, meglio aumentare le tasse”. E’ un messaggio questo che non condivido. Sono convinto che tanti consiglieri non l’hanno neppure letto il documento dell’Upi. Io l’ho letto e ci sono passaggi che ritengo inesatti, altri irritanti. Altri che condivido, come l’eliminazione di enti intermedi strumentali o la razionalizzazione del sistema istituzionale locale per ridurre costi di funzioni duplicate».

Le sono arrivati anche molti attestati, elogi, vero?

«Ho cercato di informare e spiegare perché ho votato in quel modo, soprattutto attraverso Facebook. Tante persone hanno risposto e mi hanno incoraggiato e questo mi basta per sapere che ho fatto la cosa giusta».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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