Il Tirreno

Grosseto

Seccarecci affila le armi e prepara la lista

di Antonello Carrucoli
Seccarecci affila le armi e prepara la lista

Il sindaco uscente di Pitigliano ha già una sua squadra pronta e sta pensando di ricandidarsi. «Il Pd è in totale confusione»

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PITIGLIANO. Dino Seccarecci, il sindaco uscente di Pitigliano, socialista, ha già una sua lista autonoma, svincolata dal Pd con cui ha governato in questi anni. Una lista pronta a scendere in lizza alle elezioni di maggio, Seccarecci deciderà all’ultimo momento.

La tentazione della ricandidatura è forte, ma l’impressione è che sul ponte sventoli bandiera bianca, una bandiera pesantissima però, forse determinante a sancire l’affermazione di questo o quel contendente, perché, spiega Seccarecci, «se non mi candido, convoglierò i miei voti su un’altra lista».

Una legislatura travagliata la sua, conclusasi con il divorzio dal Pd. Cos’è accaduto?

«Pietro Ferri, che saluto cordialmente e che ringrazio per avermi sostenuto in questa esperienza, non dice tutta la verità. Inizialmente sono stato sostenuto da Ds, Margherita e altri, tutti di area centrosinistra. Poi il quadro politico si è evoluto dando luogo a una nuova formazione, il Pd. Subito dopo la morte di Augusto Brozzi (storico e amatissimo sindaco di Pitigliano, ndc) , il Pd locale ha chiesto la costituzione di un nuovo gruppo consiliare Pd autonomo, all’interno di “Uniti per Pitigliano” che aveva vinto le elezioni. Questo è l’incipit che ha determinato un nuovo quadro politico in cui ciascuno tentava di prendere le sue iniziative, tant’è che Pierluigi Camilli ha formato un altro gruppo autonomo interno alla maggioranza».

E lei?

«Io mi sono battuto per tenere coeso il gruppo, ma non sono stato ascoltato. È perciò curioso che mi si accusi di non aver tenuto insieme la coalizione. Ricordo poi le tensioni nel Pd scaricate sulla mia amministrazione e che altri dovevano gestire: le dimissioni dei due assessori, Emilio Celata e Diva Bianchini».

Che ruolo ha svolto la segreteria provinciale del Pd?

«Non solo non ha appoggiato la mia ricandidatura, ma ha chiesto al mio partito, il Psi, di partecipare alle primarie, che nessun altro sindaco del Pd ha fatto in occasione del suo secondo mandato. E ciò smentendo se stessi: il Pd infatti ha dichiarato che le primarie sono previste solo nei comuni in cui il centrosinistra è all’opposizione. Faccio notare che su 21 amministrazioni di centrosinistra, 20 sindaci sono del Pd e nessuno di questi ha fatto le primarie per il secondo mandato. È evidente la totale confusione della segreteria provinciale Pd e di quella locale: la prima sembra non conoscere ciò che accade qui, sconfessando gli accordi con il Pdl che sono invece alla luce del sole».

Insomma, cosa farà?

«Ho già pronta una mia lista formata da persone di spessore in grado di garantire la continuità col rinnovamento e di soddisfare le esigenze dei cittadini; deciderò all’ultimo. Da tempo avevo deciso per vicende personali di non ricandidarmi, ma i continui attestati di stima che ricevo mi stanno invitando a ripensarci. Se rinunciassi, i miei voti andrebbero verso quella lista che dimostrerà lealtà di intenti e continuità con il lavoro di questa amministrazione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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