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Grosseto

Morto nella cava, chiesto il processo

Morto nella cava, chiesto il processo

Domani udienza preliminare per proprietario, direttore e sorvegliante: contestata la mancanza delle cinture di sicurezza

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GROSSETO. Domani è il giorno dell’udienza preliminare davanti al giudice Valeria Montesarchio. Domani saranno sotto accusa in tre, per la morte di Leonardo Fracassi, 46 anni, vittima di un incidente sul lavoro avvenuto il 20 ottobre 2010 alla cava della “Gessi Roccastrada srl”, in località Tamburino, quando venne schiacciato da un muletto modello Cat V 80.

Omicidio colposo in cooperazione colposa l’ipotesi di reato che il sostituto procuratore Giuseppe Coniglio contesta a Vincenzo Campiglia, 67 anni, presidente del consiglio di amministrazione della srl nonché datore di lavoro; a Giuseppe Beltrami, stessa età, direttore responsabile della cava; a Pietro Randazzo, 38 anni, sorvegliante della cava. Per loro tre la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio contestando responsabilità diverse a seconda dei ruoli ricoperti.

Campiglia avrebbe messo a disposizione del dipendente attrezzature non idonee né conformi alle mansioni e alle attività da svolgere. Quel giorno, Fracassi stava lavorando su un muletto senza cinture di sicurezza, ancora secondo la Procura. Beltrami avrebbe omesso di osservare e fare osservare le disposizioni normative e regolamentari di tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori. Randazzo, infine, non avrebbe rilasciato a Fracassi - che stava effettuando mansioni pericolose - un incarico scritto nel quale avrebbero dovuto essere precisate le condizioni da rispettare e le precauzioni da adottare nel corso delle operazioni.

Chiara, secondo la Procura, la dinamica dell’incidente mortale. Questi stava effettuando la rimozione di alcuni oggetti mediante appunto il muletto, un mezzo che la magistratura ritiene non idoneo a tale tipo di attività perché il lavoro avveniva su un tratto di strada sterrata e in salita e perché il mezzo stesso sarebbe stato carente dei requisiti minimi di sicurezza: in altre parole, mancavano le cinture di sicurezza. Mentre il Cat V 80 stava percorrendo una strada in salita, avrebbe iniziato a slittare per poi indietreggiare scarrocciando; si sarebbe quindi ribaltato dopo aver sbalzato fuori Fracassi che era rimasto schiacciato dal muletto.

L’incidente era avvenuto tra le 14 e le 14,30. Fracassi stava trasportando dei detriti in ferro in discarica. Nella cava stavano lavorando altri due impiegati: uno si trovava in ufficio, l’altro alla guida di un camion. Era stato quest’ultimo ad accorgersi che era avvenuto l’incidente ed era corso insieme al collega: non fu possibile prestare alcun soccorso. Erano intervenuti i carabinieri di Roccastrada, che avevano messo sotto sequestro il muletto e ascoltato i colleghi di Fracassi, e il servizio di medicina del lavoro della Asl 9, che aveva compiuto accertamenti sul macchinario. Dopo la ricognizione esterna, la Procura aveva affidato la consulenza medico legale al dottor Fabio Ricci: le informazioni di garanzia erano state consegnate in quella circostanza ai tre indagati.

Leonardo Fracassi lavorava da venti anni in quella cava dove in precedenza il padre aveva svolto il compito di custode. L’incidente aveva sconvolto i colleghi ma anche tutto il mondo che ruota intorno alle estrazioni. Il giorno del funerale era stato proclamato il lutto cittadino. Due giorni dopo l’incidente era stato indetto uno sciopero di otto ore da parte degli operai della Gessi Roccastrada.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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