Finanza
Imu: «Non penalizzare le seconde case»
L’Ance chiede l’aliquota minima per chi compra e affitta a famiglie con reddito basso. Ma il Comune ha margini ristretti
GROSSETO. «Cercheremo di fare il massimo, ma la situazione è delicata e non possiamo permetterci di perdere denari»: ecco le parole destinate a togliere il sonno a molti grossetani. Chi parla è l’assessore al bilancio, Paolo Borghi, e si riferisce all’applicazione dell’imposta municipale unica, erede della tanto detestata Ici, introdotta dal Governo nel dicembre scorso.
Le tasse? Le fai uscire dalla porta e rientrano dalla finestra, avranno pensato in molti il giorno in cui fu annunciata. Oggi, man mano che si avvicina l’applicazione della norma, ognuno fa i suoi conti e come al solito c’è chi ci guadagna e chi ci perde. L’aliquota base da cui partono tutti i Comuni è pari allo 0,76%. A questa costante ogni singola amministrazione può apportare modifiche sino a un massimo di 0,3 punti percentuali, in aumento o in diminuzione. È facile profetizzare che occorrerà giungere a un compromesso che renda perlomeno l’idea di una scelta equa. Il problema è che gran parte degli introiti da Imu, la metà, verrà inghiottita dalle casse dello Stato.
È in questo contesto che va letta la frase di Borghi. Insomma gli incassi un tempo garantiti dall’Ici ora devono arrivare dall’Imu. Probabilmente si finirà per tutelare chi si trova ad aver acquistato la prima casa: è qui che l’applicazione al ribasso potrebbe trovare spazio, fissando l’asticella dell’aliquota a un “confortante” 0,4%. Dovrebbero anche salvarsi l’agricoltura e il piccolo commercio: «Cercheremo di differenziare le scelte, tutelando le realtà più deboli», ha assicurato il sindaco Bonifazi. «Certo che – ha precisato – colpiremo chi ha più di una casa».
Paiono destinati a cadere dunque nel vuoto o quasi gli appelli del direttore dell’Associazione nazionale costruttori edili Mauro Carri, che auspica invece una tassazione più contenuta: «Dovesse passare la visione che vede il nostro comparto penalizzato chiederemo spiegazioni». L’Ance ritiene infatti che l’aliquota debba essere dello 0,4% nel caso di immobili strumentali o concessi in locazione a nuclei familiari con reddito medio basso, realtà che «consentono di contribuire in modo consistente alla crescente domanda abitativa di quella fascia sociale che non riesce ad accedere al libero mercato della locazione o della vendita». Sempre secondo il direttore dell’Ance sarebbe opportuno introdurre «l’aliquota base per i fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita. Questo fintanto che permanga tale destinazione, che non siano locati e comunque per non più di tre anni dall’ultimazione dei lavori».
Intanto il consigliere del Pdl Mario Lolini rilancia: «L’ultimo consiglio comunale ha approvato, anche con i voti della maggioranza, l’ordine del giorno che ho presentato e che prevedeva la rapida approvazione del regolamento urbanistico, l’Imu al minimo possibile e la ridefinizione del piano delle opere pubbliche, con procedure d’appalto che favoriscano le imprese locali. Insomma una boccata d’ossigeno. Mi attendo che la maggioranza rispetti quanto votato».
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