Sicurezza
Un milione di euro per il rilancio della nuova Mabro
Presentato alle banche il piano industriale triennale Sforbiciate ai costi e alle consulenze dei professionisti
GROSSETO. La sentenza sul ricorso presentato dal Monte dei Paschi di Siena sul concordato di Royal Tuscany, è attesa per oggi. Ma mentre la vecchia società proprietaria della Mabro aspetta l’ennesima decisione dei giudici, la nuova fa i conti con gli istituti di credito che nei giorni scorsi hanno ricevuto il piano industriale. Più di venti pagine di tabelle, cifre e strategie per rilanciare la fabbrica delle vestaglie azzurre. Ora la parola passa proprio alle banche, alle quali è stato richiesto un credito di poco più di un milione di euro. Soldi che mancano all’appello da quando è cominciata la nuova avventura di Abbigliamento Grosseto e che servono proprio per rispettare le previsioni elaborate nella fabbrica di via Senese.
Nel piano industriale presentato a Confindustria Grosseto, ai sindacati e alle banche, appunto, Abbigliamento Grosseto ha messo le cifre che fotografano gli obiettivi che la società sta cercando di raggiungere. Sei milioni e mezzo di euro di vendite spalmate su tre diversi filoni: un milione e mezzo di facon, altrettanto di su misura e tre milioni e mezzo di magazzino. Ragionevolmente, con queste cifre e questa produzione, il magazzino può crescere di almeno il 3% (durante quest’anno), per duecentomila euro. In questo modo il valore della produzione passerebbe a sei milioni e settecentomila euro soltanto quest’anno. Nel 2013, si dovrebbero toccare gli 8 milioni e 800mila euro, l’anno successivo i 10 milioni e 400mila euro.
Un incremento dei ricavi che va a braccetto con una riduzione dei costi attraverso la diminuzione delle spese per il personale, attraverso il ricorso agli ammortizzatori sociali (la cassa integrazione straordinaria è già stata richiesta e coprirà il 2012 e il 2013) e attraverso la riduzione dei costi di funzionamento e la razionalizzazione di quelli operativi e aziendali. A regime, secondo le previsioni di Abbigliamento Grosseto, il costo del personale non dovrebbe superare il 40% del fatturato e, per quanto possibile ad un’azienda che lavora e che ha come peculiarità proprio la manualità della produzione, dovrebbe essere ridotta. Nel piano previsionale di quest’anno, ad esempio, i costi per i servizi dovrebbero diminuire del 17% (meno un milione e centocinquantamila euro).
Una sforbiciata è poi prevista anche per le lavorazioni esterne, abbattute per centomila euro che diventeranno un meno quattrocentocinquantamila nel 2014. Ma anche le consulenze e i budget a disposizione dei professionisti sono destinati a diminuire: trecentomila euro quest’anno, 400mila nel 2014. Soldi che Abbigliamento Grosseto ha suddiviso tra agenti e altri consulenti. Saranno loro, a dare una spinta e un’accelerazione al marketing, ad esempio, che prevede il rilancio del marchio Mabro non soltanto sul mercato della moda maschile italiana ma anche e soprattutto in quei paesi del mondo dove il made in Italy rappresenta un valore aggiunto. Ed è sulla pubblicità e il marketing che la Mabro punta: a questo settore sono infatti dedicati capitoli di spesa da 300mila euro per quest’anno, che cresceranno di centomila euro nel 2014. Il valore aggiunto del su misura e dell’alta qualità del prodotto, dovrebbe poi fare il resto. Tenuto conto del fabbisogno finanziario della società. Quest’anno basterebbe un milione e 82mila euro. Il prossimo anno si sale a un milione e trecentomila euro mentre nel 2014, se i conti saranno confermati, serviranno poco più di due milioni di euro. Soldi che sono stati chiesti alle banche. Agli istituti, ora, una risposta che pesa sulle spalle di oltre duecento vestaglie azzurre.
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