Il Tirreno

Grosseto

Prima cattedra di Tabucchi a Gavorrano

di Alfredo Faetti
Prima cattedra di Tabucchi a Gavorrano

Lo scrittore a Follonica ha concepito suo figlio, il ricordo degli abitanti del paese minerario che lo hanno conosciuto

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GAVORRANO. C’è un attimo nella vita di Antonio Tabucchi che parla maremmano. Un lampo, durato appena un anno dei suoi sessantanove vissuti su questo mondo.

Lo scrittore è scomparso nei giorni scorsi, «lasciando un vuoto nella letteratura italiana», come riportano gli editoriali di molti giornali. Ma vedere la sua foto ha riportato alla mente di qualcuno la gioventù di Tabucchi, quando ha abitato a Follonica, andando ogni mattina ad insegnare nelle scuole medie di Gavorrano. Lo ricorda Mauro Giusti, memoria storica del comune minerario: «nella vita di Tabucchi c’è anche un po’ di Gavorrano». Era il 1943 quando l’artista venne al mondo, nella provincia pisana. Si iscrive all’università e nel 1969 indossa la sua corona d’alloro con una tesi sul “surrealismo in Portogallo”, sua seconda patria. Tant’è che è scomparso nei giorni scorsi proprio a Lisbona, dove abitava. Si laurea in lettere non ancora trentenne e ovviamente inizia la sua ricerca per una cattedra scolastica. E la trova, appunto, nelle scuola media Giuseppe Bandi di Gavorrano. «Questa sua piccola parentesi non era mai stata menzionata. – spiega Giusti – Soltanto quando Tabucchi è esploso come scrittore anche i giornalisti si sono ricordati che ha abitato a Follonica».

Il gavorranese ricorda persino un’intervista, in cui lo scrittore dice di «aver concepito il suo primo figlio proprio sulla città del golfo». Erano gli anni “della gavetta”, a cui non si sottrae neanche uno scrittore nel corso della sua storia. «Abitava a Follonica, ma ogni mattina veniva a Gavorrano per insegnare lettere» continua Giusti. Intanto, mentre arrotonda lo stipendio con gli alunni, Tabucchi perfeziona la sua preparazione frequentando la Normale di Pisa.

Un impegno sempre più costante nella vita di tutti i giorni per lo scrittore, tanto da portarlo via dal golfo. Ci tornerà più avanti, quando il suo nome è ormai famoso, come ospite in alcune iniziative della “biblioteca della ghisa”. Ma forse Tabucchi la Maremma non l’ha mai abbandonata.      C’è il suo primo romanzo, “Piazze d’Italia”,  a parlare di quest’angolo di Toscana. Lo ha pubblicato nel 1973, poco dopo averlo lasciato. L’opera, infatti, è ambientata proprio in una comunità maremmana, dove protagonista è una famiglia di anarchici (in  cui viene tramandato il nome simbolo di Garibaldo), alle prese con i fatti che attraversano la nostra storia dal tempo del Granducato fino ai grandi cambiamenti sociali del secondo dopoguerra.
Un amore, quello per la Maremma, che lo scrittore ha portato dentro tutta la vita. E che ha rivisto ogni giorno, negli occhi di quel figlio concepito proprio nella città del Golfo.

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