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Nel 2011 180 casi in provincia Sunia: il peggio deve arrivare
GROSSETO. «L’emergenza abitativa è destinata ad aggravarsi con il perdurare della crisi economica. Ne è un indice il numero degli sfratti e, tra questi, quelli per morosità, che stanno aumentando al...
GROSSETO. «L’emergenza abitativa è destinata ad aggravarsi con il perdurare della crisi economica. Ne è un indice il numero degli sfratti e, tra questi, quelli per morosità, che stanno aumentando al tasso vertiginoso del 30% annuo».
A sostenerlo, con tanto di cifre, è il responsabile dell’Idv provinciale, Mauro Pasquali. Se nel 2010 erano state 136 le famiglie sfrattate in tutta la provincia, nel 2011 sono diventate più di 180. «Nel 2011 sono state più di mille le domande di contributo per l'affitto: ben 845 hanno superato i requisiti richiesti ma solo 675 di queste hanno effettivamente ottenuto il contributo».
Per il Sunia (sindacato unitario nazionale inquilini e assegnatari), la situazione non sarà affatto migliore quest’anno: verranno ridotti gli stanziamenti pubblici di sostegno e, di pari passo, si registrerà l'incremento delle famiglie in difficoltà nel sostenere i costi abitativi (affitti e bollette) sempre più alti. L'aumento dell'Imu (imposta municipale unica) sulle seconde case e la rivalutazione delle rendite catastali produrrà inevitabilmente un ulteriore peggioramento della situazione in quanto i proprietari, alla scadenza dei contratti, cercheranno di rifarsi degli ulteriori costi aumentando i canoni di affitto.
E su Grosseto? Sei sfratti per morosità nel 2010, altri 6 nel 2011, 12 in due anni, mentre ne erano stati eseguiti appena 21 tra il 1987 e il 2006, una media di 2-3 all'anno.
Un fenomeno quasi inarrestabile, nonostante l'Edilizia pubblica grossetana cerchi di tenere bassa la morosità con valori che, attualmente, si attestano intorno al 2%. «Una percentuale - dicono - sicuramente inferiore alla media regionale e nazionale».
Attualmente il canone medio di affitto per un appartamento dell'Epg, che viene calcolato sulla base del reddito, ammonta a 91 euro, mentre il canone sociale è 12,91 (lo pagano in 440 utenti, pari circa al 11 per cento del totale).
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