Sicurezza
L’ex colonia torna all’asta, paese in ansia
Roccastrada, il Tribunale rimette in vendita il complesso che fu delle suore: «Un progetto per restituirlo alla collettività»
ROCCASTRADA. Nel centro di Roccastrada c’è una vasta area degradata che in paese tutti conoscono come l’ex Colonia delle suore. Negli ultimi 20 anni vi sono state spese tante parole e pochi soldi. Nei mesi scorsi, in tre diverse occasioni, il sindaco di Roccastrada, Innocenti, e il presidente della Provincia di Grosseto, Marra, sono stati chiamati ad occuparsi della questione, in prospettiva di un auspicabile passaggio di proprietà dell’area, dal 2009 al centro di una procedura esecutiva. Ora ci risiamo. Da qualche giorno il complesso delle suore è di nuovo inserito nell’elenco delle aste giudiziarie. La base d’asta è di 990mila euro. La data ultima per presentare offerte il prossimo 12 giugno. Il curatore fallimentare è il dottor Fabio Tocci, con studio a Grosseto.
La comunità locale ha le antenne dritte. C’è – sotto traccia – una mobilitazione trasversale per capire cosa sta succedendo, chi sarà il prossimo proprietario, se ci sono margini per un’acquisizione pubblica. «Il complesso delle suore – spiega Mario Amerini, ingegnere roccastradino da sempre impegnato nel volontariato cattolico – fu svenduto dall’amministrazione della Congregazione delle Piccole Ancelle del Sacro Cuore, 17 anni fa, quando le suore lasciarono Roccastrada. All’epoca, a mio modesto avviso, si mancò di rispetto alla comunità locale e alla compianta contessa Nella Grottanelli che nel 1949 aveva donato il patrimonio alle suore».
Monsignor Tacconi, secondo Amerini, più volte avrebbe affermato che nel contratto tra Nella e le suore c’era una clausola che indirizzava la beneficenza dell’area a favore della comunità di Roccastrada, cosa che poi non è avvenuta. Oggi basterebbe riprendere in mano il contratto depositato in Conservatoria o all’archivio notarile per capire come stanno le cose.
L’area potrebbe risolvere il problema della ricettività alberghiera sul territorio. Un’idea – di difficile realizzazione – è quella di creare una “Società della Colonia”, una sorta di cooperativa locale, per acquisire il complesso, che potrebbe diminuire ulteriormente il suo valore d’asta. Incanti precedenti sono andati infatti deserti. La popolazione si riapproprierebbe così di un bene moralmente suo.
Un video su Youtube, del 2008, già rimarcava la vergogna dell'abbandono. Oggi la situazione è ancora peggiore: vandalismi, alberi caduti, cancelli aperti, nessun controllo, erbe infestanti dappertutto.
Secondo Canzio Papini, amministratore della Pro Loco, si sono persi, negli anni, troppi treni. L’ultimo è il “Progetto Turismo”, elaborato di recente dalla Provincia in accordo con Confindustria, che avrebbe dovuto, proprio su interesse del Comune e del paesano Marras, prevedere la riconversione di quest’area, magari il recupero a centro alberghiero.
«L’ex Colonia – dice Papini – può dare certezze allo sviluppo turistico del comprensorio collinare, fino ad oggi penalizzato proprio dalla mancanza di strutture alberghiere. Faccio un esempio. Nei mesi scorsi avevo chiesto al Comune di assumere informazioni sul percorso imprenditoriale e di investimenti messo in atto dal Comune di Follonica insieme alla società Planet hotel.net. La società in questione aveva ricevuto un incarico da investitori inglesi e svedesi per reperire in Maremma immobili da recuperare e destinare a hotel, con un occhio di riguardo al rispetto dell’ambiente e all’impiego di energie rinnovabili. Io non conosco i progetti nel concreto, ma credo che sondare una disponibilità e la fattibilità di una simile operazione non sarebbe costato nulla. Invece non è stato fatto nulla».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google