Il Tirreno

Grosseto

Causa da 2 milioni di euro per la passeggiata

di Pierluigi Sposato
Causa da 2 milioni di euro per la passeggiata

Marina, ditta appaltatrice contro il Comune: dopo sette anni la controversia non è ancora risolta

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La causa è in piedi praticamente da sette anni. E non è ancora finita. Da una parte la ditta Toce Domenico & c sas di Ardea, che chiede quasi due milioni di euro (ma adesso le cifre sono lievitate per effetto degli interessi) per i ritardi e i danni lamentati relativamente ai lavori per il secondo lotto della passeggiata a mare di Marina di Grosseto; dall'altra il Comune di Grosseto, che ritiene di aver liquidato già tutto nella misura di 40mila euro circa a dicembre 2004. Nel mezzo c'è anche una ditta subappaltatrice, la Bologna Vincenzo e figli di Montefiascone (si è occupata di muratura, cavi, prefabbricati, acquedotti, fognature, illuminazione - in tutto 400 mila euro), che ha fatto causa alla Toce per «l'indebita protrazione dei lavori e il mancato accoglimento delle riserve»; contestazioni che la Toce ritiene di dover scaricare sul Comune.

Causa apparentemente (ma anche materialmente) infinita quella che mercoledì tornerà di nuovo davanti al giudice civile, Paola Caporali, per un'integrazione di una prima perizia (affidata all'epoca dal giudice Giulia Conte). Le parti sono ancora distantissime: quella perizia riconosce 240mila euro circa, la ditta chiede dieci volte di più.

Ed è comunque un bel grattacapo per l'amministrazione comunale, che nel caso dovesse essere riconosciuta responsabile dovrebbe sborsare una cifra ingentissima per le casse pubbliche. Un problema già affrontato incidentalmente dal sindaco Emilio Bonifazi in consiglio comunale nel 2007. Un problema ancora aperto. Sul cui sfondo si proietta l'ipotesi di una transazione che non è però ancora concreta.

La storia è complessa. I lavori per il secondo lotto della passeggiata iniziarono nel gennaio 2000. Un milione e mezzo di euro il prezzo netto per la ditta Toce che si era aggiudicata l'appalto con un ribasso del 15 per cento. Quattro le sospensioni segnalate dalla Toce: tre mesi nell'estate 2000 per non ostacolare l'attività balneare, nove mesi tra 2001 e 2002 per la redazione della prima perizia di variante, quattro mesi tra giugno e ottobre 2002 per il perfezionamento della seconda perizia di variante, tre mesi sempre nel 2002 per l'ordinanza che ripristinava il rivestimento esterno di un fabbricato adiacente. Totale: 558 giorni. Finalmente, nel luglio 2004, l'approvazione del certificato di collaudo. Il progetto nel frattempo era stato “alleggerito”. Ma la ditta aveva contestato (mediante le cosidette "riserve") maggiori costi per 1,9 milioni di euro, anche perché un’altra ditta era entrata nel cantiere impedendo, secondo quanto lamentato da Toce, «di dar corso in modo ordinato e continuativo ai lavori di impermeabilizzazione e di pavimentazione». A settembre 2004 il Comune aveva dichiarato ammissibili le riserve della Toce per soli 54 mila euro; tra anticipi e debiti, il saldo era stato fissato in 39.631 euro.

La ditta, esaurite le strade amministrative, si era rivolta agli avvocati Patrizia Pagano e Lorenzo Grisostomi Travaglini per citare il Comune in giudizio. Prima udienza a gennaio 2005. Nel novembre 2006 il giudice aveva affidato all'architetto Lara Faenzi un'articolata perizia con vari quesiti, depositata nel settembre 2007. Il ctu aveva definito tardive alcune riserve, legittime alcune sospensioni, fondate parzialmente alcune richieste, ricalcolando alcune somme e i giorni e definendo insussistente il ritardo nelle operazioni di collaudo, negando tra l'altro il diritto a rivendicare nuovi prezzi, sovrapprezzi e revisioni. Alla Toce potrebbero andare, alla data odierna, circa 240mila euro. La ditta non ci sta: troppo poco.

Il giudice Caporali ha disposto una perizia suppletiva che sarà affidata mercoledì. I tempi non saranno lunghissimi ma nemmeno tanto brevi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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