Sicurezza
Felicioni rassegna le dimissioni «Venanzi si è accanito con me»
Il consigliere lascia la San Lorenzo Servizi e se la prende anche con Riccardo Tinacci «La commissione intervenga anche sulla sua posizione, ma senza farla valutare al segretario»
Prima ancora di ascoltare il parere del segretario generale sull’incompatibilità o meno con il ruolo di consigliere comunale, Massimo Felicioni si è dimesso dall’incarico di consulente della San Lorenzo Servizi, la società che gestisce i servizi cimiteriali della quale il Comune detiene il 100% delle quote.
Una mossa che però potrebbe non bastare ad evitargli un processo, dato che il segretario generale Mario Venanzi ha dato mandato all’ufficio legale del Comune di verificare se ci siano ipotesi di reato legate alla dichiarazione che Felicioni, come tutti i consiglieri neoeletti, dovette presentare per escludere motivi di incompatibilità o ineleggibilità. Se la palla dovesse passare alla Procura, potrebbero configurarsi le accuse di falso materiale e ideologico.
Quel 20 giugno infatti l’architetto candidatosi a sindaco per la civica Grosseto Oggi non mise nero su bianco il proprio incarico presso una società partecipata della quale, ad esempio, si sarebbe trovato a votarne i bilanci in consiglio comunale.
«Non lo scrissi perché non avevo alcun sentore di una possibile incompatibilità. In Comune sono presenti persino gli atti della San Lorenzo Servizi dove compare il mio nome e lo sapevano tutti che dal 2007, oltretutto in maniera non continuativa, sono consulente in materia di sicurezza sul lavoro. Ho un curriculum inappuntabile ed i 19mila euro lordi annui (dalle carte della società risultano 25mila ndc) non mi cambiano certo la vita, infatti ci rinuncio pur di continuare a far sentire la mia voce».
Eppure durante l’ultimo consiglio comunale erano volati gli stracci con il sindaco Bonifazi che gli aveva rinfacciato il presunto conflitto d’interessi. Dopo lo screzio Felicioni aveva chiesto la convocazione della quinta commissione, quella di garanzia e controllo, affinché verificasse la sua posizione.
E ieri, nelle fasi iniziali di un confronto protrattosi per un’ora e mezza, sono state presentate le dimissioni.
«La decisione è maturata per motivi di opportunità, non perché ritenga la mia posizione incompatibile. Sono vittima di un’imboscata, ho fiducia nella giustizia e spero si intervenga anche sul l’atteggiamento di Venanzi».
Felicioni non usa mezzi termini nell’accusare il segretario generale di «accanimento». «Da lui non mi sento tutelato e sono preoccupato per le conseguenze negative sull’istituzione». Nonostante appena eletto consigliere nelle fila del Pd Riccardo Tinacci si dimise dall’incarico di presidente del Costravi, il consorzio che si occupa delle strade vicinali del quale il Comune sostiene il 50% delle spese, Felicioni cita proprio il suo caso per rafforzare la propria posizione. «Io ho una cultura liberale e non è una vendetta nei confronti di Tinacci. Però nel suo caso non si trattava di incompatibilità ma di ineleggibilità, quindi si sarebbe dovuto dimettere prima della candidatura e non dopo l’elezione». Il capogruppo di Grosseto Oggi auspica quindi «un intervento della quinta commissione anche sulla sua di posizione, facendola valutare però non dal segretario generale, del quale non mi fido, ma da un consulente legale esterno». Alla seduta della quinta commissione ha partecipato anche il presidente della San Lorenzo Servizi, Luca Merelli, che ha ricordato come «a marzo dell’anno scorso, quando Felicioni si candidò, gli prospettai l’inopportunità di mantenere l’incarico in caso di elezione. Lui fu d’accordo e lo comunicammo anche al sindaco ed agli assessori. All’epoca non avrei potuto togliergli il lavoro, l’incompatibilità non riguardava la nostra azienda bensì l’eventuale ruolo di consigliere. Ma se oggi non si fosse dimesso, alla scadenza del contratto avrei proposto al Cda il non rinnovo».
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