Sicurezza
Noi ebrei, destinati a vivere nel pericolo
Elena Servi, pitiglianese di 82 anni, è preoccupata per le liste con i nomi, tra cui il suo, pubblicate dal sito “Holy War”
di Alfredo Faetti
PITIGLIANO
. «L’allarme è grave». Non facciamo in tempo a introdurre l’argomento, che Elena Servi, dall’altra parte del telefono, ci anticipa. È nata nel 1930 da una famiglia ebrea a Pitigliano, dove oggi rappresenta la guida della comunità. Servi conosce bene l’antisemitismo, avendo vissuto sulla sua pelle e quella della sua famiglia le leggi razziali. Sa quel che dice quando parla di «forte preoccupazione» riguardo a “Holy War”, il sito di estrema destra contenente liste con i nomi di ebrei provenienti da tutta la Toscana, scoperto dalla Digos fiorentina. In questa lista, denominata “il problema della sinagoga di Satana”, non manca il capitolo sul Comune maremmano e la sua comunità, una delle più antiche della Toscana. Al di là del delirio razziale che troviamo sul sito, impossibile non notare come Pitigliano sia stata messa alla pari di città come Firenze, Livorno, Roma, Venezia, Genova. Tutti capoluoghi.
Insomma, un’attenzione particolare per il piccolo paese di provincia da parte degli estremisti. «Ci faremo portatori della questione – dice Servi – Qui abbiamo i carabinieri che ci sorvegliano sempre e molto bene. Ma adesso non siamo tranquilli e ci sentiamo in pericolo». Tra la strage nella scuola ebraica di Tolosa, in Francia, e “Holy War” (tradotto “guerra santa”) cresce l’allarme tra le comunità ebraiche. «Pitigliano poi è stato rovinato» dice la rappresentante. Sono trentanove i nomi contenuti sotto il capitolo dedicato alla comunità maremmana. «Ma se adesso siamo soltanto in tre: io, mio figlio e mio nipote – sbotta Servi – I riferimenti agli altri nomi sono assurdi: qualcuno con il tempo si è convertito, oppure si è sposato con un compagno di un’altra religione oppure con un ateo ed ha abbondato l’ebraismo. Gli estremisti invece hanno messo tutti nel calderone». Tant’é che gli elenchi delle varie comunità fanno riferimento a «ebrei e falsi convertiti», come leggiamo sul web.
Il problema, però, è un altro: come sono finiti quei nomi nel sito? «Hanno fatto delle ricerche – prova a darsi una risposta l’intervistata – Ogni comunità ha l’elenco di tutti i membri: noi ad esempio facciamo parte di quella di Livorno. Forse li hanno presi da lì». Una storia che non si decide a passare. Era il novembre del 1943 quando la famiglia Servi, per sottrarsi alla persecuzione e ai collaborazionisti, si rifugiò in una grotta di Mezzano, in provincia di Viterbo. Lì, amici e contadini del posto li aiutarono. Sempre in fuga, si rifugiarono poi nella grotta dl Seccante, quindi in altri ripari di fortuna. «Sono come i nazisti: vanno a periodi. Per un po’ stanno nascosti, senza farsi sentire. Poi spuntano fuori e disseminano terrore. Ma è proprio quello il loro obiettivo: creare un clima di tensione psicologico». E «il peggio del terrorismo è non sai quando sfocia in violenza».
Sono molti i simboli ebraici presenti a Pitigliano, dal cimitero alla sinagoga. «I fondi della struttura sono di proprietà del Comune – spiega la responsabile – Noi organizziamo eventi, ma la proprietà è sua. Quindi occorrerà che si attivi per aumentare la protezione. In questo senso abbiamo già chiesto di poterci installare telecamere e altre apparecchiature di sicurezza. Ma a quanto mi risulta il ministero, dopo la segnalazione di queste liste, ha già attivato le questure». Così, a distanza di quasi ottant’anni, a Pitigliano torna l’ombra dell’antisemitismo. «Che Dio ci aiuti – conclude Servi – così come gli uomini che ne hanno il potere».
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