Finanza
Morte del 1o maggio, chiesto il processo
Il 29 marzo udienza preliminare per il presidente della coop, il produttore della rotoimballatrice e il venditore
A poco più di un anno dall’avviso di conclusione indagini,è stata fissata l’udienza preliminare per la morte di Lucio Rossi, 33 anni, l'operaio di Rispescia rimasto stritolato negli ingranaggi della rotoimballatrice con la quale stava lavorando nel pomeriggio del 1º maggio 2010. L’udienza si terrà giovedì 29 davanti al giudice Montesarchio; in questa sede si costituiranno le parti offese, moglie e figlia, genitori, fratello e sorella.
Quattro sono le persone per le quali il sostituto procuratore Alessandro Leopizzi ha chiesto il giudizio. Sono il presidente della coop “Il Sorbino” per la quale Rossi lavorava, Pierdomenico Semplici; il venditore della rotoimballatrice Claas Variant 360, Marco Fiaccadori, di Tarquinia; il legale rappresentante della Claas, Lothar Kristun, abitante in Germania; il delegato per l'Italia di Claas, Paolo Tencone.
Il sostituto procuratore ha contestato la cooperazione colposa in omicidio colposo per la violazione delle norme di sicurezza sui luoghi di lavoro, in due articolate pagine di contestazioni che seguono la falsariga del fine indagini.
Chiaramente, a seconda delle posizioni, le contestazioni sono differenziate: le perizie fanno comunque tutte capo a vari articoli del decreto legislativo n.81 del 2008. Semplici è chiamato in causa perché non avrebbe adeguatamente valutato il rischio connesso all'impiego della Variant, in qualità di datore di lavoro, mettendo a disposizione del dipendente il macchinario. Gli altri tre sono chiamati in causa per aver messo sul mercato o venduto attrezzature da lavoro e impianti non rispondenti alle prescrizioni di legge.
Perché questo è uno dei punti cardine delle indagini: la rotoimballatrice - ancora sotto sequestro - non sarebbe stata a norma, nonostante le certificazioni.
Quel pomeriggio, la Variant 360 era stata portata sul campo di via del Molinaccio da una trattrice John Deere. La rotoimballatrice non sarebbe stata a norma perché presenterebbe una facilità di accesso dalla parte superiore, facilità che consentirebbe il contatto con le parti in moto. Rossi vi sarebbe salito, con il macchinario in movimento, e avrebbe messo il braccio destro tra due fasce e il rullo tenditore, rimanendone risucchiato. Era morto per dissanguamento (anemia) e asfissia, come aveva stabilito l'autopsia del dottor Michele Sammichele della medicina legale di Siena: stritolato il braccio, schiacciato lo sterno.
La macchina aveva appena un anno di vita, come aveva sottolineato lo stesso Semplici. L'articolo 23 del decreto n.81 stabilisce il divieto di fabbricazione, vendita, noleggio e concessione in uso delle attrezzature non rispondenti alle norme di sicurezza. Il tutto è raccordato dall'articolo 70 in materia di requisiti di sicurezza delle attrezzature.
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