Sicurezza
Cani morti in auto: per la Procura nessun colpevole
CASTIGLIONE. Quattro cani da caccia rinchiusi in macchina per alcune ore e morti per asfissia. Nessun colpevole per quelle atroci sofferenze, nessun rinviato a giudizio per la morte dei quattro...
CASTIGLIONE. Quattro cani da caccia rinchiusi in macchina per alcune ore e morti per asfissia. Nessun colpevole per quelle atroci sofferenze, nessun rinviato a giudizio per la morte dei quattro animali.
Il procuratore generale Francesco Verusio ha disposto l’archiviazione del caso. Lo ha fatto inviando un avviso alla presidente dell’Enpa, Marlena Giacolini, che aveva presentato una denuncia in Procura. Archiviato, spiegano all’associazione per la difesa degli animali, perché non è stato individuato chi ha ucciso i cani, probabilmente per qualche rancore nei confronti del proprietario degli animali. E così, chi ha lasciato morire d’asfissia quei cani durante una battuta di caccia, resterà impunito.
Il fatto è successo lo scorso dicembre nel bosco delle Rocchette, a Castiglione della Pescaia, durante una battuta di caccia al cinghiale. I quattro cani erano impiegati come "riserve". Qualche giorno dopo da quella battuta maledetta all’Enpa sono arrivate due lettere anonime. Un uomo che si qualificava come cacciatore aveva visto quello che ra successo: si era accorto di «una macchina col vapore sui vetri...». L’ Enpa e la Lac decisero di presentare denuncia in Procura. Le indagini sono state affidate ai carabinieri che hanno scandagliato la posizione del proprietario dei cani e del "canaio" che li teneva in custodia. Quando l’Enpa intervenne, degli animali non era stata trovata traccia. «Forse erano stati sepolti nella stessa riserva in cui è avvenuta la battuta - spiega Marlena Giacolini - era stato proprio un cacciatore che ha assistito al ritrovamento degli animali a scrivere una lettera anonima. Ci aveva detto di essere un profondo amante degli animali e aveva voluto denunciare questo fatto». Ma alla denuncia, anonima, del cacciatore, non è seguita poi l’individuazione del responsabile. «Il problema è proprio nelle maglie della legge - spiega la presidente dell’Enpa - perché spesso queste denunce sono contro ignoti ed è davvero difficile arrivare ad accertare responsabilità personali». Eppure, la lettera del cacciatore qualcosa diceva: che quei cani erano stati trovati «tra vomito e urina» si sarebbero praticamente «liquefatti» all'interno della jeep abbandonata nella zona delle Rocchette. Stando a quanto avrebbe visto (e scritto) il testimone al termine della battuta di caccia, pare che l'interno di quell'auto fosse diventato addirittura invisibile per via di tutta la condensa e il vapore che si erano sprigionati dal gruppo di cani imprigionati. La macchina era chiusa, e attorno ad essa regnava un silenzio mortale, con quei cani stipati in gabbie artigianali di un metro di altezza per un metro e mezzo di profondità.
La storia, finita su internet scatenò tantissime reazioni. Ma quella più stizzita, oggi , è quella di Marlena Giacolini che si è vista archiviare quella denuncia, anche se l’associazione, sicuramente, presenterà opposizione alla decisione del procuratore. «Noi continuiamo a lottare - dice la Giacolini - e soprattutto a denunciare questi maltrattamenti.
Francesca Gori
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