Il dolore
Contratti a chiamata, stangate in arrivo
Multe fino a 12mila euro per chi non comunica in tempo le assunzioni di pochi giorni, soprattutto nel settore turistico
GROSSETO. Nell’esagagerato calderone di contratti atipici, quello del lavoro a chiamata, o contratto di lavoro intermittente, è diventata una formula richiesta: è il caso di alberghi, bar, ristoranti, ma anche dell'abbigliamento. Il modo più rapido per i datori di lavoro di reperire dipendenti per prestazioni lavorative discontinue, magari solo per il weekend o per quelle sere di tutto esaurito.
Un modo anche per far combaciare l'esigenza di mettere in tasca qualche soldo, è il caso del dipendente, e di non dover pagare per intero magari un mese di stipendio, da parte del titolare. Ma le cose stanno cambiando, e la novità rischia di modificare le abitudini anche in Maremma.
Il decreto. Colpa, si fa per dire, del decreto Semplificazioni, che ha imposto nuovi limiti di tempo per la comunicazione al Centro per l'impiego delle persone da assumere, appunto, con il contratto a chiamata. Finora il barista, l'albergatore o il negoziante avevano la possibilità di fornire i dati dell'inizio del rapporto entro i cinque giorni successivi all’assunzione. Da ora in poi tutto questo non potrà più accadere. Tutto andrà espletato entro il giorno precedente alla chiamata. Le sanzioni per i trasgressori sono molto salate: si va dai 3mila a 12mila euro. Chi non si attiene, di fatto, e viene pizzicato dai controlli dell'Ispettorato del lavoro, rischia di venire punito per un'assunzione non registrata, quindi per aver fornito lavoro in nero. O almeno in grigio, come dicono gli esperti del settore. E i controlli sono destinati ad aumentare, un po’ ovunque.
L’assessore. «L’obbligo di comunicazione preventiva è un modo giusto escogitato dal governo Monti per arginare il fenomeno dell'evasione e del lavoro nero - spiega l'assessore provinciale al lavoro Cinzia Tacconi - perchè spesso dietro “la chiamata” si nasconde altro. Quando c'è crisi tutti tendono a risparmiare, ma forse in una situazione del genere ci vorrebbero una serie di misure anche per incentivare gli imprenditori e le categorie a dare lavoro, piuttosto che a limitarne l'uso».
Anche se spesso fa differenza un aspetto primario: il fatto cioè che il lavoratore sia obbligato o meno a rispondere alla chiamata. Dipende dall’indennità: se è prevista per la disponibilità offerta dal lavoratore, e quindi si è pagati lo stesso con questa clausola (pari al 20% della retribuzione), allora non si può rifiutare l’offerta. In caso contrario, libertà massima per tutti.
Il futuro. La vita per custodi, fattorini, camerieri, personale di servizio e di cucina negli alberghi, trattorie, esercizi pubblici in genere, potrebbe cambiare senza contratti così flessibili e col rischio di multe pesanti per i datori di lavoro. Specie nel fine settimana, il momento per eccellenza in cui può arrivare il bisogno di un aiuto extra sul posto di lavoro.
Il sindacato. Lorenzo Centenari, della segreteria provinciale Cgil, condivide la scelta della comunicazione preventiva. «Ci sono capitate alcune vertenze in casi di contratti a chiamata che mascheravano assunzioni vere e proprie, cioè contratti in nero effettivi, ma soprattutto con questa nuova regola, non accadrà più come in passato che i casi di infortuni sul lavoro avvenissero proprio il primo giorno di lavoro. Un cosa molto sospetta».
Già, capitava spesso che il datore regolarizzasse solo quando accadeva qualcosa di storto. Stop a questa brutta usanza.
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