Il Tirreno

Grosseto

Alta tensione al porto Le proposte dei lavoratori

di Alfredo Faetti
Alta tensione al porto Le proposte dei lavoratori

I sindacati: «Disponibili a trattare, purché non si agiti lo spettro dei licenziamenti» Tra le ipotesi da discutere con la proprietà, la cassa integrazione in deroga

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SCARLINO. La proposta dei lavoratori c’è. Ora quel che serve è un tavolo al quale poterne discutere insieme alla società e alle istituzioni per affrontare lo spettro dei licenziamenti che si aggira nel porto turistico di Scarlino.

La richiesta è già partita, sponsorizzata dal presidente della Provincia Leonardo Marras, e ha un destinatario privilegiato: Leonardo Ferragamo, socio di maggioranza di Promomar, società titolare della concessione per la struttura.

Ma in ogni caso, quel che vogliono i sindacati è la presenza della proprietà al tavolo, perché è lì che deve essere trovato un accordo. E prima della fine della stagione. «Congelare la situazione cercando di risolverla dopo l’estate non rassicura certo i dipendenti – spiega Massimiliano Galli della Cgil – ma solo apprensione. La riorganizzazione deve essere fatta subito».

La proposta lanciata dunque da alcune parti, ossia di rimandare tutto a settembre, non piace per niente ai 28 lavoratori di Marina Management, la società che ha la gestione del porto dalla Promomar, dove la tensione è sempre alta. Lo stato di agitazione del personale va avanti, dato che ancora non sembra esserci novità sulla vicenda. L’intenzione è quella di tenere alta l’attenzione sui lavoratori, anche alla vigilia di importanti regate che saranno ospitate nella struttura.

La posizione dei sindacati è chiara: opposizione netta a una ristrutturazione del personale (leggi licenziamenti), ma spazio ad altre soluzioni per far fronte ai problemi economici denunciati dalla società.

La proposta si poggia soprattutto sull’attivazione di una tipologia ben precisa di ammortizzatore sociale: la cassa integrazione in deroga a zero ore. Come funziona? È uno strumento ideato proprio per settori come il turismo, che prevede che sia la Regione Toscana ad accollarsi i costi dei contributi, non l’azienda. I dipendenti continuerebbero a riscuotere parte delle proprie retribuzioni (l’80 per cento), senza ovviamente maturare tredicesima, quattordicesima o ferie. La cassa integrazione in deroga avrebbe una durata di quattro mesi, con possibilità di rinnovo per altri quattro.

«È una soluzione che permette ai lavoratori di restare legati all’azienda e a quest’ultima di non farsi carico delle spese dell’ammortizzatore», continua Galli. Ma la proposta dei sindacati contiene anche altri aspetti. Come una plurifunzionalità delle mansioni, che permetterebbe di tagliare i costi. O l’accordo sulla flessibilità delle ore lavorative, con l’aumento di quelle estive, come nel 2011. Insomma, nessun no pregiudiziale. La voglia di trattare c’è, ma niente licenziamenti. «Vogliamo discuterne a quel tavolo – continua Galli – Tutti insieme». Ossia lavoratori, società, Comune di Scarlino, Provincia e Regione.

Tra l’altro, nei prossimi giorni sarà discussa in consiglio regionale una mozione presentata dalla commissione occupazionale proprio sul porto di Scarlino. «Perché è vero che l’azienda deve aiutare i lavoratori – spiega il sindacalista – ma è altrettanto vero che le istituzioni devono aiutare l’azienda».    
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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