Finanza
«La Buca deve tornare al Comune»
L’Amministrazione insiste. Ma il gestore: «Ecco tutte le raccomandate»
GROSSETO. Gli interventi di manutenzione straordinaria non sono documentabili né sono stati autorizzati dagli uffici competenti. Il titolare è moroso nei confronti del Comune. Il contratto è scaduto e l'affitto andrebbe anche ritoccato verso l’alto per adeguarsi ai prezzi di mercato.
È su questi quattro perni che verte la richiesta del Comune di Grosseto di "riconsegna delle chiavi" de "La Buca di San Lorenzo".
Il titolare del noto ristorante ricavato in una delle troniere delle mura medicee, Claudio Musu, aveva raccontato di esser stato costretto a spendere oltre 50mila euro per evitare che le infiltrazioni di acqua ammuffissero i soffitti e le fogne emanassero cattivi odori.
Soldi – spiega – sborsati di tasca propria per mantenere integro un fondo che, seppur in mano ad un privato, appartiene alla collettività.
Per questo motivo Musu aveva chiesto che parte di quell'importo venisse detratto dalle spese per il canone di locazione ma, siccome dal municipio non avrebbe ottenuto risposta, nel 2005 aveva smesso di pagare l'affitto accumulando un debito di decine di migliaia di euro.
Secondo il Comune lo "sconto" sarebbe stato possibile se gli interventi fossero stati di "manutenzione straordinaria, documentabili e "licenziati" dagli uffici comunali competenti".
L'amministrazione dunque sostiene che Musu abbia speso quelle somme per interventi ordinari, non straordinari, oltretutto senza che gli uffici competenti avessero "mai avuto richieste preventive per avere eventuali pareri e/o autorizzazioni". E quindi il contenzioso va avanti.
«Dal 2004 ad oggi ho chiesto sostegno con lettere e raccomandate, ma non mi hanno mai risposto – ribatte il titolare della Buca di San Lorenzo – così ho fatto i lavori di mia spontanea volontà. Come avrei potuto attendere il parere di uffici che non rispondono nemmeno se segnali che in un bene comunale l'acqua filtra dal tetto e le fogne sono sprofondate?».
Musu rilevò il ristorante nel 1995 dal titolare precedente per poi firmare, tre anni dopo, un nuovo contratto di concessione in locazione.
Ed è da quel 2 luglio 1998 che la nota diramata dalla giunta Bonifazi fa risalire il venir meno del "presupposto dell'autorizzazione per un'ulteriore occupazione".
«Il fondo veniva concesso in locazione alla società Mi.Da (fondata da Musu e altri tre soci ndc) per un periodo di sei anni, rinnovabile per altri sei», arrivando così alla "scadenza improrogabile del 28 febbraio 2010, comunicata con un anno di anticipo".
Nella lettera di disdetta veniva fatto altresì presente "la morosità pregressa rapportabile agli anni 2001 e dal 2004 al 2010", condizione sufficiente ad impedire la sottoscrizione legittima di un "contratto con la pubblica amministrazione".
Inoltre il fondo "è qualificato come bene patrimoniale non disponibile data la sua natura" e per questo motivo "potrà essere assegnato a un privato solo come concessione amministrativa attraverso la modalità del "pubblico incanto".
«Ma se nel 1998 mi fu dato in locazione – aggiunge il gestore dello storico ristorante grossetano – com'è possibile che solo adesso si accorgano che è necessaria la concessione?» è l'interrogativo che si pone Musu evidenziando un aspetto cruciale.
Infatti se un bene di proprietà di un ente locale viene ritenuto "indisponibile", la concessione ad un soggetto privato deve essere comunque vincolata ad una finalità pubblica e realizzata attraverso un bando. Nel caso in cui il bene comunale venga invece dichiarato "disponibile", questo può essere dato in locazione per un uso privatistico.
In entrambi i casi il canone d'affitto della troniera, secondo una perizia dei tecnici comunali, dovrebbe essere più alto di quello attuale.
«Passare dai 1000 euro del precedente contratto ai 4000 richiesti vuol dire tagliarmi le gambe» - dice Musu prima di augurarsi che «si possa raggiungere un accordo sia sull'affitto sia sulla detrazione delle spese».
Lorenzo Santorelli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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