Attenzione
Panfi: «La politica si fa anche a cena»
Il segretario scherza sull’incontro “dell’astice” e ammette: «Serve una scossa all’amministrazione della città»
GROSSETO. La cena dell’astice, ai tavoli di Emilio al Mare, continua a far parlare in città. A distanza di qualche giorno il segretario Roberto Panfi, uno dei pochi a non meravigliarsi che una cena con oltre venti persone presenti (peraltro non tutte del tutto consapevoli dei temi da affrontare) alla fine sia divenuta… pubblica, accetta di parlarne a cuore aperto. E anche di spaziare su una politica grossetana che rasente l’encefalogramma piatto, con tutti i principali progetti della campagna elettorale abbandonati (o quasi) e un regolamento urbanistico che ancora fatica ad arrivare.
Allora Panfi, si sta scomponendo la maggioranza che l’ha eletta segretario solo poco tempo fa? Come spiega altrimenti la cena dell’astice al ristorante Emilio al Mare?
«Guardi, aldilà di tutto, da che mondo è mondo di politica si discute anche a cena. Quindi non mi sono scandalizzato del fatto che un gruppo di persone del Pd si sia ritrovato in un ristorante, ognuno è libero di scegliere dove riunirsi. Quanto ad un eventuale cambio di equilibri nella maggioranza che mi ha eletto segretario, non mi risulta proprio che si sia discusso di questo, ma semmai di come interpretare al meglio questa difficile fase politica. E ogni contributo è il benvenuto».
Non negherà che nel Partito democratico avete la tendenza a farvi del male?
«Ma, mi pare una lettura un po’ semplicistica. È indubbio che siamo abituati a discutere parecchio, e forse a chiacchierare un po’ troppo disinvoltamente con tutti. Cosa che dà adito a interpretazioni e retropensieri. Tuttavia non riesco a capire perché il Pd susciti tanta attenzione rispetto a cose tutto sommato marginali, mentre altri partiti come ad esempio il Pdl, che è in uno stato politicamente comatoso, passa quasi inosservato».
A proposito, Antichi e Agresti hanno sparato a zero sulle nomine di Alessandri e Pizzuti a primari. Eppure sappiamo tutti bene che Mariotti sa essere autonomo nelle scelte.
«Oramai non gli rimane che quello: ogni tanto abbaiano alla luna e, come in questo caso, lo fanno in modo scomposto e con argomenti di bassa levatura. Alessandri e Pizzuti sono diventati primari perché sono bravi nel loro lavoro, punto. Esattamente come il dottor Tucci, primario di radioterapia al Misericordia che è anche capogruppo del Pdl nel consiglio comunale di Siena. Fare politica non dev’essere un vantaggio per la propria carriera lavorativa, ma non può nemmeno essere un handicap. Quando si perde di vista il rispetto delle persone si perde anche in credibilità personale. Antichi e Agresti oramai sopravvivono politicamente a sé stessi».
Parliamo di questioni amministrative. Il Comune è un pochino… rallentato. Quasi immobile.
«È un momento difficile, inutile girarci intorno. Governare una realtà come Grosseto non è semplice, soprattutto in assenza totale di risorse. Basta pensare alle ricadute sul recupero e la valorizzazione delle Mura medicee, o alle difficoltà di tenere in piedi i servizi. Solo per fare due esempi fra i tanti. Nonostante tutto, però, mi sembra che la città nel suo complesso non stia arretrando in modo vistoso. Qua e là vedo segni di vitalità imprenditoriale e la voglia di scommettere sul futuro: penso ad esempio ai capannoni che si stanno realizzando nell’area della stecca nella zona nord».
E il tema spinoso del regolamento urbanistico?
«È una corsa ad ostacoli. La tegola della legge sul rischio idraulico non ci voleva proprio, anche se Comune, provincia e partito hanno reagito con tempestività e si sta trovando una soluzione. Da parte nostra ci siamo dati l’obiettivo di approvare il Ruc entro l’estate, e ce la faremo. Tuttavia, anche in questo caso, eviterei aspettative improprie: il Ruc agevolerà interventi di recupero edilizio e riqualificazione urbanistica, ma non farà vendere come per magia nuovi appartamenti. Se non si torna a crescere in termini complessivi e se il credito non sarà più accessibile a imprese e famiglie, nessuno comprerà casa o un nuovo capannone. Per non tenere conto del fatto che ci sono dei limiti oggettivi allo sviluppo edilizio».
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