Il Tirreno

Grosseto

La “Buca” rischia lo sfratto «Ma ho fatto io tutti i lavori»

di Lorenzo Santorelli
La “Buca” rischia lo sfratto «Ma ho fatto io tutti i lavori»

Lo storico ristorante nella troniera era in pessime condizioni. Il proprietario ha speso oltre cinquantamila euro per rimetterlo in sesto. E da anni combatte con il Comune per gli affitti

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GROSSETO. Immaginate di andare a cena in un ristorante raffinato e citato nelle più note guide gastronomiche, Michelin ed Espresso per dirne due. Mentre pasteggiate dal soffitto si staccano pezzi di intonaco che finiscono dentro i piatti, gli aromi delle pietanze vengono coperti da un intenso odore di fogna ed i vostri piedi rimangono impiastricciati nell’acqua piovana che filtra dal pavimento. Questa sorta di contrappasso dantesco nel girone dei golosi ha avuto come palcoscenico la Buca di San Lorenzo, il noto ristorante ricavato in una delle troniere delle mura medicee. Per ovviare ai disagi il titolare ha dovuto spendere migliaia di euro su un fondo che è di proprietà comunale e da anni chiede che quei soldi gli vengano detratti dall’affitto.

Dato che dal municipio non è arrivata alcuna risposta alle sue richieste, dal 2005 ha deciso di smettere di pagare il canone di locazione e pochi mesi fa, scaduto il contratto, l’ufficio del patrimonio gli ha comunicato che a causa della morosità l’amministrazione è intenzionata a rimpossessarsi dei locali.

«Ma questa è tutta la mia vita – dice sconsolato Claudio Musu – dopo vent’anni da cameriere riuscii a mettere un po’ di soldi da parte, vendetti la casa e mi indebitai per rilevare questo posto. Oggi rischio di trovarmi a 51 anni senza un lavoro, un’ansia condivisa con i miei cinque dipendenti tra personale di sala e cucina». Musu rilevò la Buca di San Lorenzo nel 1995 insieme ad altri tre soci, tra i quali la moglie. Dopo alcuni anni nei quali la muffa si annida negli angoli del locale, nel 2003 decide di inviare una prima raccomandata al Comune per cercare una soluzione. L’anno seguente l’allora assessore Colomba risponde che effettivamente un intervento “è indispensabile per preservare il bene comunale dalle continue infiltrazioni d’acqua”. «Una formula burocratica per dire che me la sarei dovuta cavare da solo».

Musu continua ad inviare richieste epistolari per condividere i disagi con le amministrazioni comunali ma dalle giunte targate Antichi prima e Bonifazi poi non ottiene più risposta. Non perdendosi d’animo ed armatosi del proverbiale olio di gomito, decide di arginare personalmente parte dei problemi. «Devo battere la scopa al soffitto per scrostare l’intonaco pericolante ed almeno due volte al mese passo la vernice. Ho tamponato le mura esterne con una schiuma apposita, cambiato le mattonelle della scalinata esterna e spurgato le fogne». I disagi aumentano in concomitanza con le feste dell’Unità . «I paletti che vengono piantati per reggere le strutture creano delle buche attraverso le quali passa l’acqua piovana». Musu, che non pecca certo d’inventiva, va sulle mura ed all’altezza del ristorante “lastrica” la ghiaia con il moniglio in modo da creare uno strato assorbente. Per evitare poi che la pioggia passi dalla canna fumaria è costretto a tenere l’aspiratore acceso anche quando il locale è chiuso.

«Tutti interventi che mi sono costati complessivamente circa 50mila euro, ma sono stati indispensabili per preservare il posto. Se un domani dovessi andar via da qui il comune si troverà una struttura mantenuta in buone condizioni solo con i miei soldi». Per rendere più incisiva la chiamata in correo dell’ente pubblico, dal 2005 ha smesso di pagare i circa mille euro di affitto mensile accumulando un debito di diverse decine di migliaia di euro. «Oltre alle spese materiali c’è da considerare anche il danno biologico. Sono rimasto chiuso “per ferie” tanti giorni quando in realtà il locale era invivibile e una volta ho dovuto persino evacuare i clienti. Con la puzza e le infiltrazioni si lavora male, per non parlare del ritorno d’immagine negativo». Gli avvocati di Musu e del Comune hanno avviato delle trattative arrivare ad una soluzione bonaria, ma se l’amministrazione dovesse perseguire la strada dello “sfratto” allora le vie legali saranno inevitabili. «Vorrei solo che dagli affitti arretrati venissero detratte le spese che ho effettuato nel mio interesse ma i cui benefici ne godranno anche tutti i cittadini». La Buca di San Lorenzo nacque nel 1946 in una troniera che in tempo bellico fungeva da rifugio antiaereo. Come ricorda il libro “Racconti di un ragazzo in biancorosso” di Carlo Pucci, ad avviare l’attività furono i coniugi Pietro ed Angela Nalesso trasferitisi da Padova alla volta della Maremma. Fin dal nome, richiamante il santo patrono, la genesi del ristorante si lega indissolubilmente a quella della città. Poco più di cinquanta di sedie che hanno dato ospitalità a personaggi del calibro di Claudio Villa, Gina Lollobrigida, Walter Chiari e Wanda Osiris per citarne alcune. «E’ un pezzo di storia della città, è la mia vita» chiosa Musu prima di congedarsi per andare a servire i primi due clienti della serata.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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