Il Tirreno

Grosseto

Una lezione contro i predatori di tesori

di Lorenzo Santorelli
Una lezione contro i predatori di tesori

La Soprintendenza al liceo artistico per raccontare la storia di reperti confiscati a tombaroli e ricettatori

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GROSSETO. L’Italia detiene quasi la metà del patrimonio artistico e archeologico a livello mondiale eppure un altro primato, meno lusinghiero, chiama in causa chi da questa fortuna collettiva prova a ricavarne illeciti guadagni privati.

Hanno affibbiato loro il nome di “tombaroli” e sono quelle persone che, armate di metal detector e cuffie ma anche strumentazioni più artigianali, si aggirano per scavi e tombe antiche alla ricerca di monete, vasi, statue, affreschi e quant’altro possa essere rivenduto a collezionisti senza scrupoli.

Ma alcuni di quei reperti finiscono persino nelle teche dei musei o come abbellimento dei salotti degli stessi tombaroli.

Un fenomeno delinquenziale che è nato nel nostro territorio, dove i predoni dell’arte etrusca hanno solo l’imbarazzo della scelta.

Per sensibilizzare i più giovani sull’argomento, lunedì 19 marzo la soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana (sede distaccata di Grosseto), incontrerà gli studenti delle classi V A e B indirizzo pittura del Liceo artistico del polo Luciano Bianciardi.

L’appuntamento si inserisce nell'ambito di un progetto elaborato nel corso del 2012 che prevede il restauro, l’inventariazione e lo studio di materiale proveniente da confische effettuate sul territorio e la presentazione al pubblico dei risultati di questi interventi.

«È necessario aprirsi alle scuole e ai cittadini in con una serie di incontri e conferenze – spiega Maria Angela Turchetti della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana – per creare la consapevolezza che un oggetto, ancorché molto bello, avulso dal contesto di riferimento perde gran parte della possibilità di raccontarci la sua storia».

Il furto, oltre a essere un reato, rappresenta «la negazione di un diritto, quello della collettività di conoscere e godere del proprio bene culturale».

Secondo i dati dei carabinieri del Nucleo tutela del patrimonio culturale in Toscana e Umbria, nelle due regioni l’anno scorso sono stati 120 gli episodi di furto per un totale di 883 pezzi.

I militari sono però riusciti a recuperare 136 opere d’arte per un valore di oltre 100 milioni di euro e hanno sequestrato 1.183 beni falsificati che, se fossero stati messi sul mercato, avrebbero fruttato un guadagno illecito di oltre 8 milioni di euro.

Per questi reati sono state denunciate 33 persone ed elevate sanzioni per oltre 800mila euro.

Purtroppo, nonostante le leggi in vigore, è spesso difficile avere il controllo capillare del territorio – dice amareggiata Turchetti – anche a causa del poco personale statale impiegato e della scarsità o assenza di risorse economiche. La restituzione allo Stato, dopo il processo penale, rappresenta solo un parziale risarcimento del danno immenso causato al bene e alla comunità».

I controlli hanno interessato 50 musei, 80 aree archeologiche, 56 aree soggetti a vincoli paesaggistici, 301 antiquari, 71 mercati e fiere regionali, 18 case d’asta, 1861 fotografie di beni d’arte. Siccome il braccio coercitivo della legge non può arrivare ovunque, l’unica soluzione è lavorare sul senso civico e culturale, soprattutto dei più giovani.

«È necessario far innamorare i ragazzi del proprio passato - aggiunge Turchetti per poi concludere il proprio ragionamento con un sillogismo – perché si conserva in genere solo ciò che si ama, si ama ciò che si comprende, si comprende ciò che ci viene insegnato».

Oltre alla dottoressa Turchetti, all’incontro parteciperanno anche Caterina Ceroni, referente del progetto, e il professore Daniele Govi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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