Il Tirreno

Grosseto

Pasti in meno all’asilo nido. Quattro indagati per truffa

di Pierluigi Sposato
Pasti in meno all’asilo nido. Quattro indagati per truffa

La Procura ha chiuso le indagini sul Do.Re.Mi per il periodo 2010-2011 Diciassette genitori sarebbero stati raggirati: pagavano 4,5 euro al giorno

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GROSSETO. L’ipotesi di accusa è quella di truffa. Perché avrebbero ingannato i genitori dei bambini richiedendo meno pasti rispetto al numero dei frequentanti. In parole povere, avrebbero fornito cibo in quantità inferiore al dovuto. Tra ottobre 2010 e giugno 2011 circa 500 pasti in meno per un profitto ingiusto stimato in poco più di 2.300 euro.

Nessuna querela da parte dei genitori per un procedimento penale avviato nel 2011, arrivato alla chiusura indagini e prossimo alla fissazione dell’udienza, che dovrebbe svolgersi a ottobre. Sono sospettati in quattro al termine degli accertamenti compiuti dalla polizia municipale all’asilo nido Do.Re.Mi di via Tripoli (adesso vi è un’altra struttura, sull’insegna è ben evidente la scritta “nuova gestione”).Sono Claudia Mugnai, 46 anni, presidente e legale rappresentante dell’associazione omonima affiliata Aics, Alfredo Bondoni, 57 anni, vicepresidente dell’associazione, Emili Rossi, 37 anni, e Gioia Guerrieri, 48 anni, educatrici in servizio nella struttura per il periodo considerato. Il sostituto procuratore Salvatore Ferraro ipotizza che in concorso fra di loro abbiano indotto in errore i genitori (17 quelli individuati), che avevano versato 4,5 euro come quota giornaliera per il pasto quando tale pasto non sarebbe stato fornito per intero. Il cibo veniva ordinato ogni giorno alla società Tre Lampioni snc (questa società è estranea all’imputazione).

«I miei assistiti non sono stati interrogati - dice l’avvocato Roberto Cerboni che difende presidente e vice mentre le educatrici si sono rivolte all’avvocato Alessandro Biagiarelli - Ma vorrei far notare che nessuno dei genitori, che pure sono stati ascoltati, hanno sporto querela. E che il guadagno illecito contestato è ben poca cosa». La difesa punta a sostenere che le richieste di pasti erano calibrate non solo per le presenze (una dozzina-quindicina di bambini ogni giorno) ma anche per i reali consumi, in un’ottica di razionalizzazione e risparmio: insomma, un modo per evitare gli sprechi, importante anche dal punto di vista educativo.

La Procura ha elaborato un prospetto, mese per mese, mettendo a confronto il numero dei bambini presenti e il numero dei pasti ordinati, evidenziando la differenza (si va dai 13 agli 84 pasti su scala mensile) e gli importi che sarebbero stati ingiustamente ottenuti (dai 13 ai 378 euro, sempre su scala mensile).

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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