Il Tirreno

Grosseto

Ora il business ha gli occhi a mandorla

di Maurizio Bernardini
Ora il business ha gli occhi a mandorla

Il titolare di Mr. House, cinese, ha già assunto tre italiani. «Ma lavorare qui non è facile come credevo, troppa burocrazia»

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GROSSETO. «I vostri figli andranno a chiedere lavoro ai cinesi». Questo aveva detto, qualche giorno fa, una commerciante del centro storico, esasperata dalle condizioni in cui versa quello che dovrebbe essere il salotto buono della città, oramai martoriato da negozi che chiudono i battenti.

Perché per molte, moltissime storiche attività che cedono il passo, ve ne sono altrettante, gestite da titolari con gli occhi a mandorla, che aprono. Ovunque. Segno di un tessuto economico e sociale in profondo fermento.

Certo, ancora nel capoluogo della Maremma il numero di attività gestite da orientali è contenuto, ma la via intrapresa è quella di una crescita esponenziale apparentemente difficile da arginare. Ma quale il segreto del successo? Abbiamo provato a fare un giro tra gli scaffali. C’è chi ci ha risposto cordialmente e chi, invece, ci ha degnati di uno sguardo o poco più, forse infastidito da chi fa troppe domande.

L’esempio più lampante di un equilibrio in rapido cambiamento è quello di “Mr. House”, in via Aurelia nord, grosso punto vendita di prodotti destinati alla cucina, abbigliamento, detersivi, accessori e molto altro. Un supermercato dove, tranne articoli alimentari, è possibile trovare pressoché tutto. È qui che le parole della commerciante grossetana sono divenute realtà. «Ho alle mie dipendenze due italiani e una ragazza con doppia cittadinanza, italiana e rumena», spiega il giovane titolare, Francesco, cinese di Shanghai, in Italia da 23 anni. «E credo che anche i miei compaesani dovrebbero iniziare a comprendere che avere dei dipendenti italiani è una garanzia - prosegue - sia per la qualità del lavoro, sia per l’accoglienza dei clienti. Sono molti gli italiani che mi chiedono lavoro, spero di poterne assumere altri, ma in giro c’è una brutta crisi».

Parla un italiano fluente il proprietario di Mr. House, forse addirittura più corretto di molti ragazzi nati nel Belpaese. Ci intrattiene con cortesia. Una cortesia che in molti negozi, a volte, è difficile riscontrare. Ci spiega che suo fratello ha già ottenuto la cittadinanza italiana.

«Io ho vissuto molto a Firenze - spiega - in Italia si sta meglio, ma in Cina le cose stanno cambiando: sono state introdotte le otto ore lavorative, anche se non tutte le aziende le rispettano. Insomma, l’oriente si sta aprendo all’Europa».

Ma perché aprire a Grosseto? «Ero convinto fosse un ottimo affare, un terreno fertile. Invece lavorare qui è complesso, sono molte le attività simili alla mia nate negli ultimi tempi, in questo modo – prosegue – la fetta dei guadagni è divenuta sempre più piccola. La burocrazia? È un incubo. Troppi sportelli e trafile per fare qualunque cosa, occorrerebbe un sistema più snello».

Non si sa cosa pensi della questione il titolare del supermercato che ha aperto i battenti recentemente all’imbocco di viale Uranio, lato Aurelia. Una volta entrati proviamo a chiedere del proprietario, ma i commessi, tutti cinesi, ci guardano sorpresi, parlano tra di loro – in lingua orientale –  e infine ci invitano a ripassare nei prossimi giorni.

Ancora peggio va da “I piccoli prezzi”, un negozio che vende prodotti made in Cina nei pressi di piazza De Maria. Appena più collaborativo la titolare di uno dei tanti negozi gestiti da esercenti con occhi a mandorla in via Oberdan. «Siamo qui dal 2005 – ci spiega la titolare grazie alla sommaria traduzione di una commessa – anche noi sentiamo la crisi, gennaio e febbraio sono andati male, speriamo bene per i prossimi mesi. Assumere italiani? Ci capiremmo a stento».

È tutta qua l’altra faccia della medaglia del commercio grossetano. Inutile parlare di standard qualitativi, quelli devono essere controllati dagli organi preposti e dai cittadini al momento dell’acquisto, in qualunque negozio, gestito da italiani o stranieri non ha importanza. «I vostri figli andranno a chiedere lavoro ai cinesi», forse tutti i torti quella commerciante non li aveva.

©RIPRODUZIONE RISERVATA   

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