Il Tirreno

Grosseto

Rubato un calice dalla casa del parroco

di Fiora Bonelli
Rubato un calice dalla casa del parroco

L’opera d’arte sacra era custodita nell’armadio dello studio del sacerdote, che si era però assentato per alcuni giorni

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CASTEL DEL PIANO. Sparisce un prezioso calice del 1.300 dalla casa del parroco di Castel del Piano. Probabilmente si tratta di un furto dell'oggetto sacro più prezioso, datato dalla Soprintendenza come oggetto del 1320-1340, custodito nella zona. Il parroco Don Giovanni Zecca, ancora sbigottito dell'accaduto, non si è dato pace e ha presentato una denuncia alla caserma dei Carabinieri di Castel del Piano. «Il calice - spiega Don Zecca - apparteneva alla Chiesa della Natività di Maria, la nostra propositura. Siccome in passato dalla chiesa era sparita una navicella d'argento per l'incenso di notevole valore, quel calice, da anni, ormai, l'avevo portato nel mio studio, nella casa parrocchiale, dove è stato al sicuro fino a pochi giorni fa. L'ho sempre custodito nell'armadio dove si trovano altri oggetti sacri, che hanno per me valore affettivo particolare: la mia prima Messa, il calice dove ha celebrato Messa Padre Pio, e altri calici che mi hanno regalato per ricorrenze personali. E questo, una vera opera d'arte sacra, trecentesco, lo avevo sistemato dietro agli altri, che non desse nell'occhio. E pensavo, francamente, che fosse nel posto giusto».

Il parroco racconta di essersi assentato da Castel del Piano dal 6 al 10 marzo e proprio in quei giorni deve essere successo il fattaccio: «Me ne sono accorto perché stavo cercando nell'armadio una piccola teca dove tengo le ostie per portare la comunione ai malati e mi sono subito reso conto che il calice trecentesco non c'era più. Ho avvertito immediatamente il mio Vescovo, Antonio Buoncristiani, e sono andato a sporgere denuncia ai Carabinieri di Casteldelpiano». Nella denuncia si chiarisce anche come durante la sua assenza, la stanza del suo studio non fosse chiusa a chiave e anche l'armadio a due ante da dove è stato rubato il calice fosse privo di serratura. Ma, soprattutto, Don Giovanni ha fornito l'elenco delle persone che hanno «la materiale disponibilità delle chiavi della porta».

«Le porte non presentano segni di forzatura nelle parti delle serrature e dunque - commenta il parroco - sono state verosimilmente aperte con le chiavi. E in più, aggiunge amareggiato, la persona responsabile di questo furto doveva conoscere bene, oltre che la collocazione del calice, anche il suo valore. Infatti, fra i tanti calici conservati nell'armadio è sparito solamente quello». Solo un anno fa, un altro calice importante, settecentesco, fu rubato dalla chiesa parrocchiale di San Martino, a Montegiovi e non sono rare le ruberie nelle cassette delle elemosine delle chiese casteldelpianesi: «E' per questo che avevo messo al sicuro il calice - spiega Don Giovanni - ma non sono riuscito a salvarlo neppure così».

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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