Toscana
Agricoltura addio. Chiuse in Maremma il 25% delle aziende
Nessun ricambio generazionale ed esportazioni ferme Vivarelli Colonna: «Bisogna investire in questa terra»
Ogni mattina si svegliano e prima di decidere cosa fare durante la giornata alzano gli occhi al cielo e cercano di capire se il tempo sarà clemente o se invece pioverà L’acqua, loro, l’aspettano da mesi ormai. Perché di temporali, quelli veri, quelli che bagnano la terra ne hanno visti pochi. Soprattutto hanno visto piovere (sul bagnato), ma nelle stanze del governo, dove è stata introdotta l’Imu.
Una mazzata per gli agricoltori grossetani che, dati alla mano, se non rischiano proprio l’estinzione, ci vanno vicini. La fotografia è stata scattata dall Regione che ha pubblicato uno studio sulle imprese agricole della Toscana. E a Grosseto le aziende sono diminuite del 25% rispetto al censimento precedente con i tassi negativi di variazione più accentuati sono i seminativi e i prati pascoli. «Il 40% dei conduttori ha più di 65 anni e resta il problema del ricambio generazionale alla guida delle aziende - dice AntonfrancescoVivarelli Colonna, presidente di Confagricoltura - ed è difficile rendere trainante un settore a questi patti». Colpa della globalizzazione. Le esportazioni sono ferme, e le vendite si fanno soprattutto attraverso le cantine e i consorzi sociali (37%). E anche gli investimenti sono rimasti fermi. Fidi Toscana, ad esempio, negli ultimi due anni ha garantito 53 operazioni per 9 milioni 623mila 168. Pochi soldi, per un settore come quello dell’agricoltura maremmana che non danno fiato alle aziende. «Non siamo riusciti a sbarcare sui mercati esteri - aggiunge il numero uno di Confagricoltura - e abbiamo anche perso l’occasione di esportare in quei paesi in espansione che avrebbero potuto far crescere la nostra economia». Quella agricola, a Grosseto, è un’economia basata soprattutto sul frumento duro (il 29% della superficie coltivata), ma anche sulla produzione di olio e vino. I frantoi sono 67 e o quintali di olio prodotti sono aumentati nell’ultimo anno, del 9,9%. Per non parlare della produzione di vino. In Toscana, Grosseto rappresenta il 15% della superficie vitata della Regione, con bottiglie ed etichette conosciute ovunque. Ma all’estero, anche il vino, è rimasto un’esportazione di nicchia. «Ci sono i francesi e i californiani che hanno conquistato terreno - aggiunge Vivarelli Colonna - e non ci sono delle politiche di tutela del made in Italy tali da far svoltare il settore».perché non è vero che i mercati stranieri sono indifferenti alle nostre produzioni. Quello che è vero è che all’estero pensano di acquistare italiano, lo fanno per sessanta miliardi di euro all’anno e invece, quello che finisce sulle tavole non è prodotto qui ma altrove e poi lavorato in italia. «A Strasburgo è stato sottoscritto un accordo con il Marocco - spiega - che per noi era pericoloso. Ma non siamo stati nemmeno ascoltati».
Eppure, di battaglie, ne hanno fatte gli agricoltori. Due giorni fa erano davanti a Montecitorio per chiedere che venisse rivista l’Imu, insieme alla Copagri e alla Cia. «Bisogna che il governo faccia un passo indietro - aggiunge - in questo modo la Maremma rischia di chiudere per davvero». Perché c’è l’Imu, ci sono gli allevatori in crisi e c’è il maltempo. «Ma soprattutto mancano gli investimenti e il plafond a disposizione degli agricoltori - dice - si assottiglia di anno in anno, trascinando i bilanci a picco e mettendo in crisi anche gli agriturismo della Maremma».
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