Il Tirreno

Grosseto

Cedere le quote Sat, dubbi di Provincia e Camera commercio

di Lorenzo Santorelli

L’architetto Pietro Pettini non fa più parte del nuovo Cda Il vicepresidente Sabatini tuona: «Cacciati dopo decenni»

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GROSSETO. E se la Provincia di Grosseto e la Camera di commercio uscissero da Sat dismettendo le rispettive, per quanto esigue, quote azionarie? L'ipotesi, inimmaginabile fino a poco tempo fa, ieri ha acquisito quotazioni tra gli scranni di Palazzo Aldobrandeschi.

Astensione. Il consiglio provinciale si è infatti astenuto all'unanimità su alcune modifiche allo statuto della Sat Spa. Tra queste, il passaggio del Cda da 6 a 9 consiglieri per dare rappresentanza ai nuovi soci: Monte dei Paschi, Vianini Lavori del gruppo Caltagirone, alcune cooperative racchiuse dalla Holcoa Spa. Ma l'ennesimo smacco per il nostro territorio è rappresentato dal fatto che a cedere il posto sia stato l'architetto Pietro Pettini.

Cacciati. «Ci hanno cacciato dal Cda - tuona in un misto di preoccupazione e rabbia Marco Sabatini, vicepresidente della Provincia - è la prima volta in decine di anni che la Maremma non ha un proprio rappresentante». Ma la Provincia ha voluto rispondere indirettamente anche all'ultima proposta presentata da Sat mercoledì scorso agli enti locali. Una linea blu apposta sulla cartina fotografica della zona tra Ansedonia e Orbetello per rappresentare il futuro dei lotti 4 e 5B: il corridoio tirrenico si sovrapporrebbe all' attuale Aurelia fino a Fonteblanda, rientrerebbe all'interno all'altezza della Selva e poi sbucare nuovamente sulla strada statale tra Albinia e Ansedonia.

Ultimatum. Ma a far percepire agli enti locali la proposta come un ultimatum sono stati gli otto giorni di tempo entro i quali avrebbero dovuto esprimersi. Una tirata di maniche successiva all'intenzione manifestata da Sat di realizzare l'autostrada da Rosignano a Civitavecchia a “blocchi”, lasciando in stand by il tratto tra Grosseto Sud e Orbetello che, sebbene sarebbe la priorità in termini di sicurezza, verrebbe realizzato per ultimo. Per questi motivi la Provincia, con un gesto simbolico, ha voluto parlare a nuora perché suocera intenda. «Si trattava di piccole variazioni a tre articoli dello Statuto e l'approvazione avrebbe dovuto essere un atto scontato - spiega il presidente Leonardo Marras - tuttavia il consiglio ha ritenuto di assumere un'iniziativa di natura politica e dare un segnale chiaro riguardo al rapporto esistente tra questo Ente a Sat».

Restare o no? Ma l'astensione all'unanimità è il preambolo a salve rispetto al vero colpo in canna. «Dobbiamo valutare se sia conveniente per noi rimanere nella compagine sociale, dal momento che la società sta compiendo scelte che ormai da tempo non condividiamo». Uno scenario che da un punto di vista economico inciderebbe ben poco negli assetti societari, ma avrebbe una rilevanza politica determinante: la certificazione, di fatto, dello “spread” incolmabile tra i desiderata di Sat e quelli della Maremma. A maggior ragione perché a ruota di Palazzo Aldobrandeschi sarebbe molto probabile un disimpegno della Camera di Commercio, l'altro ente provinciale in possesso di una quota del 0,06% nella società. «Fino ad oggi non abbiamo mai preso in considerazione l'eventualità di una dismissione del nostro piccolo pacchetto azionario - dice il presidente della Cciaa, Giovanni Lamioni - ma abbiamo sempre mantenuto una posizione comune con la Provincia. Nel momento in cui Marras lanciasse l'ipotesi di dismissione la prenderemo in seria considerazione».

Bisconti e Di Vincenzo. La questione ovviamente tocca nel vivo, oltre al vicepresidente Sabatini, anche gli altri rappresentanti lagunari in consiglio provinciale. «Uscire da Sat significa non avere più informazioni - dice il consigliere di Sel, Valentino Bisconti - ma è anche vero che ora nel Cda ci sono solo quelli che mettono i soldi ed i territori contano meno di prima. È una decisione da ponderare bene, io rimango comunque favorevole al progetto approvato dal Cipe nel 2008».

Rolando di Vincenzo invece non era presente alla votazione, «mi trovavo a Roma per motivi istituzionali», ma l'ex sindaco di Orbetello ribadisce che a suo modo di vedere «solo la sovrapposizione all'Aurelia è un tabù, tutto il resto no purché si trovino le risorse da parte di Sat e degli enti pubblici per un progetto adeguato».

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©RIPRODUZIONE RISERVATA

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