Il dolore
Porto: scatta l’ipotesi cassa integrazione
Chiara la posizione dei sindacati sul futuro dei 28 lavoratori dopo la verifica dei bilanci di Marina Management
SCARLINO. Ad oggi non è partita alcuna lettera di licenziamento. Ma la tensione nel porto turistico di Scarlino resta altissima, dopo l’incontro tra Marina Management, società che fa capo alla parte a mare, e i suoi 28 lavoratori, in cui si è tornati a parlare di ristrutturazione del personale.
Lo stato di agitazione è già stato proclamato dalla fine della settimana scorsa, con la richiesta di attenzione da parte delle istituzioni su quanto sta avvenendo al Puntone. I sindacati non hanno esitato un attimo ad alzare le barricate contro l'ipotesi licenziamenti e adesso anche la politica scarlinese è pronta a giocarsi la sua partita. «La nostra attenzione è sempre stata rivolta nel complesso della situazione: ritardi nei lavori, bilanci della società e occupazione. - spiega il sindaco Maurizio Bizzarri – Sappiamo che la società ha delle difficoltà nel pareggio dei bilanci». Le notizie che sono arrivate alle sue orecchie comunque sembrano dare un po’ di speranza, sia perché «ad oggi non c’è alcun licenziamento collettivo», sia perché ha parlato con il numero uno di Promomar, Leonardo Ferragamo, «che mi ha assicurato che gli impegni presi nella convenzione saranno rispettati».
Le acque però sono tutt’altro che calme nel porto. I lavoratori hanno chiesto un incontro anche con Provincia e Regione per avere delle rassicurazioni. Intanto però dovranno accontentarsi di quelli con Marina in programma nei prossimi giorni, quando le sigle ribadiranno la loro posizione: nessun licenziamento ma ammortizzatori sociali. Una posizione condivisa da Bizzarri: «credo che il sindacato faccia bene con la sua linea di fermezza». Anche secondo lui infatti «occorre attivare se necessario gli ammortizzatori concessi dalla legge, come la cassa integrazione in deroga a zero ore, prevista per il settore turistico e quindi applicabile anche per il porto». Del resto, questa soluzione ha già funzionato per il cantiere del porto.
«Ora c’è più tranquillità in quel settore». In ogni caso l’attenzione da parte dell’amministrazione resta alta, tanto da parte del sindaco che del suo vice, Marcello Stella, presente all’ultimo incontro con i lavoratori. «Dato che siamo alle porte della stagione estiva, - continua Bizzarri - spero che dai tavoli di concertazione la situazione possa essere congelata almeno fino a settembre». Insomma: superare questa fase, cercando di andare incontro alle richieste dei lavoratori per riprendere i problemi a stagione finita, guardando a quel punto come gestire la situazione.
Intanto però l’amministrazione ha chiesto anche di essere aggiornata da Marina circa i programmi societari per il futuro. Ma la tensione nel porto non ha catturato soltanto l’attenzione del governo comunale. C’è anche l’opposizione a schierarsi dalla parte dei lavoratori dopo le voci sui licenziamenti. «Se davvero si giungesse a tanto non resterebbe che ammettere sia il fallimento politico di un'amministrazione che non ha saputo tutelare l'occupazione in un settore in crescita, - scrive in una nota La Rinascita di Scarlino - sia il fallimento imprenditoriale di una società che non è stata in grado di far funzionare uno dei porti che è considerato una grande potenzialità di sviluppo economico e occupazionale». Secondo la civica «se esistono problemi di bilancio, questi vanno seriamente affrontati dai soci». Anche perché a suo parere «il numero dei lavoratori occupati è appena sufficiente a far funzionare una macchina complessa come quella del Porto di Scarlino: una loro riduzione provocherebbe inevitabili disservizi agli utenti, con seri rischi per la loro permanenza nella loro struttura». E in questo senso attacca sulla convenzione appena firmata, chiedendosi «se è vero che l'elargizione di contributi pubblici vincola la Promomar a un certo standard occupazionale» e «se questi obblighi si sono trasferiti alla società di gestione» (Marina Management). «Perché, se così stessero le cose, allora i licenziamenti sarebbero ulteriormente immotivati».
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