Sicurezza
Inseguimento al porto, in carcere
Il giudice manda a casa solo il minorenne: «Deve studiare»
ORBETELLO. Davanti al giudice Marco Bilisari, i quattro arrestati per il tentato furto in villa a Rispescia di venerdì sera, hanno deciso di parlare. Loro hanno 52, 24, 21 e 17 anni e vengono da Roma. Tutti di etnia rom, nati in Italia e con diversi precedenti penali, oltre a innumerevoli alias, almeno una quindicina a testa.
Il gip, ha convalidato l’arresto per tentato furto e resistenza a pubblico ufficiale. I tre maggiorenni restano in carcere, il minorenne invece tornerà a casa dove dovrà rigare dritto e sottostare a prescrizioni precise: non rientrare la sera più tardi delle 20 e frequentare le scuole dell’obbligo fino a prendere il titolo di studio.
Il diciassettenne quindi, dovrà rimettersi sui libri dopo la “scampagnata” fatta in Maremma e finita con le manette ai polsi al porto di Cala Galera.
In aula, i quattro hanno ammesso di aver tentato di rubare nella villetta di Rispescia, e di essere venuti via a mani vuote perché non avevano trovato alcun oggetto di valore.
Hanno anche ammesso di essere scappati verso sud, quando si sono accorti che i carabinieri ormai erano sulle loro orme. Ammissioni rese davanti al loro avvocato, Antonio Gugliotta, di Roma.
A Bilisari, hanno detto che quel colpo non era pianificato. A Grosseto non c’erano venuti per rubare. Ma quando hanno visto quella villetta isolata, hanno deciso di tentare il colpo. Una spiegazione, questa, che non modifica la loro posizione. (f.g.)
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