Il Tirreno

Grosseto

EMERGENZA CREDITO

Da Gruppo Intesa un miliardo alle imprese toscane

di Enrico Pizzi

GROSSETO. Confindustria e Gruppo Intesa - Sanpaolo provano a rispondere con un plafond di un miliardo di euro per la Toscana alle lamentele che ormai da tempo salgono dal mondo imprenditoriale per le...

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GROSSETO. Confindustria e Gruppo Intesa - Sanpaolo provano a rispondere con un plafond di un miliardo di euro per la Toscana alle lamentele che ormai da tempo salgono dal mondo imprenditoriale per le difficoltà che incontrano le aziende nell’avere accesso al credito.

«I soldi ci sono davvero», dice il presidente degli industriali grossetani Mario Salvestroni, e «c'è anche la volontà di investirli» gli fa eco Daniele Mazza, direttore di area per la Toscana della Cassa di Risparmio di Firenze che rappresenta, sul territorio, il gruppo Intesa, gruppo bancario che ha messo a disposizione, a livello nazionale 10 miliardi di euro.

La disponibilità dell'istituto di credito è a 360 gradi. Si parla di strumenti e servizi di consulenza, per esprimere le potenzialità dell’impresa, che puntano su innovazione, espansione sui mercati esteri, capacità di aggregazione per migliorare la competitività.

Tre le aree particolarmente strategiche: sviluppo delle dimensioni delle imprese, le scelte eco-sostenibili e la valorizzazione del “capitale umano” in funzione anche del rilancio occupazionale e della formazione del personale.

A livello locale, dunque, è stato firmato un accordo tra Confindustria Grosseto e Cassa di Risparmio di Firenze e l’obiettivo è proprio cercare di superare le difficoltà di rapporto che si registrano, oggi, tra imprese e sistema bancario.

Da una parte l’associazione degli industriali lavorerà, a fianco delle imprese, per «aumentare – ha spiegato Salvestroni – il grado di trasparenza con cui le nostre imprese presentano i propri numeri alla banca, perché le richieste di finanziamento che vengono fatte siano più solide»; dall’altra parte la disponibilità della banca a ragionare con l’impresa per fare in modo che la domanda vada a buon fine.

Restano, è chiaro, i limiti determinati dalla rigidità dei parametri di Basilea III, ma Mazza è chiaro su un punto, e cioè che «non ci può essere avvenire – dice – senza lo sviluppo e la crescita» e in questo momento in cui le imprese, o almeno la maggior parte di loro, versano in condizioni difficili e hanno ancora più difficoltà a essere ritenute affidabili dalle banche, possono essere utilizzati strumenti che consentono di rendere meno rigide le valutazioni del rating.

Il messaggio è semplice: se i conti sono chiari e ben spiegati e sono visibili e dimostrabili dei segnali di miglioramento della situazione, anche questi dati possono entrare nelle valutazioni che la banca deve fare prima di concedere un finanziamento.

L’ottica dell’accordo Confindustria - Cassa di Risparmio di Firenze, dunque, oltre a mettere sul tavolo una somma di denaro significativa apre anche una finestra di dialogo tra banca e territorio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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