Il Tirreno

Grosseto

Rischio idraulico, dietrofront la Regione rivede le norme

di Gabri

Le zone interessate dai fiumi importanti dovrebbero essere distinte da quelle bonificate Ieri a Firenze gli amministratori locali sono stati ricevuti dall’assessore Bramerini

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FIRENZE. Retromarcia. L'articolo 142 - Interventi nelle aree a pericolosità idraulica molto elevata - contenuto nella Legge Finanziaria 2012 della Regione Toscana, sarà oggetto di revisione. Dopo essere stato tema di dibattito e terreno di scontro, la nuova norma pare sgonfiarsi per la gioia di amministratori locali e imprese.

La Regione ieri ha confermato l’impegno a rivedere in tempi stretti i passaggi sulla Finanziaria inerenti il rischio idraulico «senza però modificarne lo spirito e l’obiettivo che li hanno ispirati». Cosa significhi esattamente questa ulteriore precisazione lo sapremo presto, già nelle prossime settimane, entro la fine del mese di marzo. La tempistica infatti è importante per venire effettivamente incontro alle esigenze della Maremma, che la Regione - pare di capire - condivide e che interessano anche altre aree della Toscana, seppure in modo meno significativo.

In estrema sintesi è questo l’esito condiviso dell’incontro che si è svolto ieri a Firenze alla presenza dell’assessore all’ambiente Anna Rita Bramerini, del presidente della Provincia di Grosseto Leonardo Marras, del sindaco di Grosseto Emilio Bonifazi, del suo assessore all’ambiente Giancarlo Tei e di una decina di tecnici.

Nel corso dell’incontro, giudicato da tutti positivo, «sono stati esaminati casi concreti – si legge in una nota della Regione - e aspetti che l’applicazione di questa norma della Finanziaria ha determinato nel territorio grossetano. In particolare interventi e investimenti nel settore dell’agricoltura».

La modifica alla quale si lavorerà dovrebbe permettere, nella nostra provincia, di individuare con correttezza l’origine del rischio idraulico in modo da distinguere le zone interessate dai fiumi importanti, come per esempio l’Ombrone, dalle zone bonificate, soggette al ristagno per gli allagamenti dei corsi d’acqua del reticolo minore. Tutto questo con lo scopo di coniugare la sicurezza con gli obiettivi di sviluppo.

Nei giorni scorsi, lo ricordiamo, erano emerse mille perplessità, trasversali alla politica e ai territori, su questo eccesso di tutela dal rischio idraulico. A Grosseto, solo per fare un esempio, sono diverse decine le famiglie e i titolari d’azienda che si sono visti sospendere gli accertamenti di conformità delle opere edilizie realizzate nelle loro proprietà; decine di Pma (piani di miglioramento agricolo ambientale) fermati, Senza contare la questione polo logistico e tre centrali a biomasse con l’iter compromesso.

Non solo. Alle decisioni di Firenze resta appesa anche l’adozione del Regolamento urbanistico del Comune capoluogo. Oltre alla valanga di osservazioni piovute negli uffici comunali adesso anche i confini normativi sulle edificazioni in zona a rischio idraulico stanno mandando per le lunghe il lavoro. Grosseto, d’altra parte, è la realtà toscana più colpita da questa norma regionale. Praticamente il 60% del suo territorio risulta al momento inibito a nuove costruzioni; con danni economici di prospettiva, non solo immediati, molto evidenti. Ad oggi si nega, a priori, la costruzione di nuovi edifici, l’ampliamento di quelli già esistenti e la ricostruzione in seguito a demolizioni nelle aree riconosciute a pericolosità idraulica molto elevata. Sono ammessi solo la manutenzione ordinaria e straordinaria, restauri e risanamenti conservativi. Nei prossimi giorni ci saranno altri tavoli, a Firenze. E’ necessario fare presto e bene.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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