Il dolore
Borghi lascia la fascia per la seconda volta la giunta non cambia
Dopo la decisione della corte d’Appello il sindaco si tira fuori Deleghe ridistribuite e via così fino alle elezioni del 2013
GAVORRANO. A distanza di un anno e mezzo Gavorrano si ritrova al punto di partenza. La fascia tricolore è scivolata via dalla spalla di Massimo Borghi per la seconda volta e il Comune, salvo colpi di scena, tornerà di nuovo alle urne nel 2013, per la terza volta in quattro anni.
A differenza di quanto avvenuto nel 2010, però, questa volta sembra che non arriverà il commissario prefettizio. Nella maggioranza ne sono sicuri: la guida del governo gavorranese va al vice, Elisabetta Iacomelli, con la giunta che rimane invariata, così come il consiglio comunale.
Le deleghe che Borghi si era tenuto per sé (urbanistica, polizia municipale, personale, cultura e turismo) saranno redistribuite tra gli assessori, tra cui rimane in carica Gianfranco Mazzi, quello esterno. «Una squadra fantastica che continuerà a lavorare sul programma» dice Borghi, parlando già da ex.
Al momento è in ferie, per sei giorni. Dopodiché tornerà al suo posto di lavoro: impiegato comunale all’ufficio anagrafe. Lo stesso da cui, secondo i tribunali, ha chiesto l’aspettativa non retribuita troppo tardi per potersi candidare.
«Ho fatto un errore: sono stato il primo ad ammetterlo». È da qui che è nata questa «vicenda bizzarra», come la definisce il diretto interessato. «La sentenza della Corte d’Appello (che ha confermato il giudizio in primo grado, ossia l’ineleggibilità di Borghi ndc) mi è stata notificata lunedì ed è stato doveroso per me fare quello che ho fatto».
Ovvero, mettersi da parte, senza però rinunciare a combattere. «Il ricorso in Cassazione è già sulla strada per Roma: la battaglia legale continua». Anche perché farà giurisprudenza: «non esiste un altro caso simile a questo. – continua Borghi – Non commento la sentenza, ma una dubbio mi viene: ci sono dei casi, dove si sono candidati dei giudici, per cui si sono riunite le commissioni elettorali che hanno dato valore retroattivo alla domanda di aspettativa. Per me invece niente».
E ancora.
«Seguendo questi criteri, ci sono tre regioni governate nell’illegalità: quelle di Formigoni, Polverini e Cota (ossia Lombardia, Lazio e Piemonte, in riferimento alle bufere sulle liste e ai conseguenti decreti che le hanno salvate ndc): che differenza c’è tra un presidente delle Regione e il sindaco di un paesello?».
Scherza durante la conferenza stampa Borghi. Usa un proverbio (“non hanno neanche fatto cadere il naso al morto”) per introdurre un argomento su cui c’è ben poco da scherzare: «questa mattina (ieri ndc) in Comune c’erano già dei consiglieri a cercare atti illegittimi fatti dalla giunta nelle ultime due settimane. Ma per cosa? Per cercare di rovinarmi ulteriormente? O per rovinarmi l’immagine? Ma pensano che sia matto?».
Poi rassicura i suoi elettori e tutti i gavorranesi: «gli atti che abbiamo fatto sono legittimi, emessi quando ancora ero in carica. Ma questo dimostra qual’è il livello della politica a Gavorrano». Una politica che ora è costretta a riorganizzarsi, a mettersi di nuovo in discussione e a prepararsi per il giudizio degli elettori.
Di nuovo alle urne, quindi, per le terza volta dal 2009.
Una cattiva abitudine, ormai, ma con una costante: «io ci sarò. – conferma Borghi – Non mi arrendo».
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