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Grosseto

«Ausonio Coli, un eroe che non fuggiva»

«Ausonio Coli, un eroe che non fuggiva»

GROSSETO. «Ausonio Coli, uno degli eroi dimenticati che ha pagato con la vita il proprio senso del dovere». Così il commercialista di Porto Ercole, assassinato l’8 marzo di 8 anni fa nel suo studio...

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GROSSETO. «Ausonio Coli, uno degli eroi dimenticati che ha pagato con la vita il proprio senso del dovere». Così il commercialista di Porto Ercole, assassinato l’8 marzo di 8 anni fa nel suo studio in via Gramsci a Grosseto, è stato ricordato ieri sulle pagine del Corriere della sera in un articolo che porta la firma di Umberto Ambrosoli, figlio dell’avvocato Giorgio Ambrosoli, avvocato liquidatore della Banca Privata Italiana, ucciso a Milano nel 1979. Ambrosoli prende come esempio Coli per ricordare «i rischi che corrono tutti quelli che non fuggono davanti alle responsabilità». Come suo padre.

L’articolo ripercorre parte della vita di Coli e ricostruisce le fasi salienti dell’assassinio, per il quale è stato riconosciuto colpevole e condannato all’ergastolo Francesco Innocenti, cui Coli aveva esteso il fallimento (di cui era curatore) dell’azienda della famiglia. Cita anche una frase della vedova, Silvana Gonnelli: «Gli ostacoli lo hanno sempre stimolato e forse gli piaceva anche dimostrare che non si possono aggirare, atteggiamento che lo mandava su tutte le furie».

Ausonio Coli è visto da Ambrosoli come l’epigone di tutti coloro che non cedono, di tutti quelli che vivono a fondo le proprie responsabilità.

Intanto la storia cammina. E anche le procedure camminano. Quella del fallimento Innocenti però non è ancora chiusa, ancora a distanza di 8 anni da quei tre colpi di pistola. Una procedura che va avanti a fatica perché trova grandi difficoltà, ad esempio, la vendita del grande magazzino ricambi di Arcidosso, che tanto tempo fa aveva costituito la fortuna degli Innocenti.

(p.s.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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