Il Tirreno

Grosseto

Elezioni a Castiglione dal pm una pioggia di avvisi di garanzia

di Guido Fiorini

Sette le persone indagate, a vario titolo: cinque sono riconducibili alla lista del “Mostro”, una a quella del Pdl

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CASTIGLIONE

Pioggia di informazioni di garanzia per l’indagine sulle ultime elezioni a Castiglione della Pescaia, partite dopo gli esposti fatti dal Pdl e dopo la clamorosa esclusione decisa dalla commissione elettorale che poi ha portato alla vittoria “facile” di Giancarlo Farnetani, a mesi di furiose polemiche e ad una serie di ricorsi al Tar, peraltro tutti bocciati .

Dopo che la Procura aveva fatto sequestrate le liste, depositate nella sede della commissione circondariale di via Saffi a Grosseto, in questi giorni il sostituto procuratore Laura D’Amelio ha inviato gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari. E i carabinieri di Castiglione li stanno consegnando agli interessati.

I destinatari, a vario titolo, sono sette. E, sorpresa, non sono tutti riconducibili alla lista “Castiglione Oggi, l’alternativa” di Mario Ferraro, detto “il Mostro”, ma anche alla lista del Popolo della Libertà “per Sandra Mainetti sindaco”. Mentre una persona è accusata di aver firmato due liste.

Dunque, per falso ideologico è stato “avvisato” Eugenio Mencacci (76 anni, ex consigliere comunale e assessore) del Pdl. Secondo l’accusa avrebbe autenticato la lista presentata dal Pdl, con candidata a sindaco Sandra Mainetti, con una serie di firme messe prima che sui fogli venisse scritto l’elenco dei nomi. In sostanza è accusato di aver falsamente attestato che le firme erano state messe in sua presenza.

Per falso ideologico, in concorso fra loro, sono invece accusati Mario Ferraro (65 anni), Ferdinando De Gregori (64 anni), e Matteo (35 anni) e Giuseppe Liberotti (64 anni), figlio e padre, i primi tre candidati nella lista del “mostro” e il quarto nella qualità di sottoscrittore. Sono accusati di aver alterato l’elenco dei nomi dopo la sottoscrizione delle firme.

Per falso ideologico e materiale, invece, è accusato Alessandro Cocchi (31 anni), anche lui ex consigliere del Pdl, ma autenticatore della lista di Mario Ferraro. Anche lui è accusato di aver falsamente attestato che le firme erano state fatte in sua presenza.

L’ultimo destinatario dell’informazione è invece Sandro Lonzi (68 anni), accusato di aver firmato due liste (quella di Ferraro e quella di Farnetani), reato previsto dalla legge elettorale.

La chiusura delle indagini, da parte della dottoressa D’Amelio, avviene dopo lunghe indagini nel corso delle quali i carabinieri hanno sentiro oltre 250 sottoscrittori delle liste e passato al vaglio tutte le firme.

Adesso gli indagati hanno venti giorni dalla ricezione dell’avviso per presentare delle memorie difensive o documenti o magari chiedere di essere nuovamente sentiti.

Quindi il pubblico ministero andrà dal Gip a chiedere il rinvio a giudizio dei sette indagati. E da quel momento, se non ci sarà archiviazione, inizierà il processo vero e proprio.

Ma pare assai improbabile che possa andare ad incidere sull’esito del voto del maggio scorso.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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