Il Tirreno

Grosseto

“Cotenne rancide”, tre condanne a sei mesi

Si è concluso il processo per il commercio di spalle e prosciutti disidratate e nocive per la salute

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GROSSETO. I prosciutti erano poco meno di 900, per un totale superiore alle 3 tonnellate: per la precisione, 879 pezzi per 3.469 chili. Una quantità enorme di prosciutti in parte finita sul mercato locale e che, secondo la Procura, avrebbe potuto essere pericolosa per la salute umana. L'operazione "Cotenna rancida" condotta dalla guardia di finanza nell'aprile 2008 e ramificata anche oltre i confini provinciali si è conclusa con la condanna di tre dei sei imputati da parte del giudice Giovanni Puliatti che erano accusati di commercio di sostanze alimentari nocive. Avrebbero detenuto per la successiva vendita 617 prosciutti mentre altri 262 sarebbero stati piazzati ad acquirenti ignari della qualità del prodotto. Una qualità non raccomandabile: perché sebbene si sia trattato di pezzi non contraffatti né adulterati, quei prosciutti sarebbero stati eccezionalmente disidratati, con diffusi fenomeni di irrancidimento dei grassi tali da compromettere la commestibilità per il consumo umano. In altre parole: pericolosi. Sotto processo erano finiti Gaetano Saglimbene, 44 anni, Marcello Vichi, 65, Donatello Sensi, 51, Emanuele Tiburzi, 35, Silvano De Prezzo, 55, e Claudio Pansera, 49. Tutti residenti in città, anche se nati altrove, alcuni già conosciuti agli uffici giudiziari. Tutti imputati di commercio di sostanze alimentari nocive. Vichi e Saglimbene anche per la ricettazione di un assegno da 400 euro, denunciato come rubato da un noto avvocato grossetano nel novembre 2004. Accusa, questa, per la quale i due sono stati assolti. Mentre la posizione di Gaetano Saglimbene è stata stralciata. Panzera e De Prezzo sono stati assolti, mentre Vichi, Sensi e Tiburzi sono stati condannati dal giudice Compagnucci a sei mesi e 70 euro di multa ciascuno.

Le indagini coordinate dal sostituto Giuseppe Coniglio erano partite l'8 aprile 2008 quando vicino alla stazione una pattuglia della finanza aveva controllato una Saab in sosta, dalla quale proveniva un odore fortissimo, insopportabile. Dentro ci sono Saglimbene e, nel bagagliaio, 30 spalle di prosciutto tirate a lucido, come se fossero appena prodotte. E invece per niente commestibili, al punto che l’ Asl le aveva definite totalmente inidonee al consumo umano. Saglimbene, secondo quanto ricostruito all'epoca dalle fiamme gialle, avrebbe indicato in Vichi l'amico da cui aveva ricevuto il carico con il compito del solo trasporto. Vichi, sempre secondo la finanza, avrebbe avuto l'idea di vendere come freschi, anche se a prezzo di occasione, prosciutti "rigenerati"; e avrebbe trovato collaborazione in Sensi. Altre otto spalle erano state rintracciate nelle ore e nei giorni successivi. (f.g.)

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