Il Tirreno

Grosseto

Furto delle pistole, un’altra condanna

Due anni e 8 mesi a D’Avino: si era ritirato dopo aver messo a disposizione l’auto per il trasporto

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GROSSETO

Dal progetto del furto delle pistole della polizia municipale si era tirato indietro all’ultimo momento, dopo aver partecipato alla fase organizzativa sia materialmente che moralmente. Ma tale “ravvedimento” non è stato ritenuto sufficiente per evitargli una condanna.

Due anni e 8 mesi più 600 euro di multa con il rito abbreviato per Ciro D’Avino, 25 anni, di Torre del Greco e abitante a Follonica, uno dei 6 imputati (altri 3 sono già stati giudicati) per il furto delle 7 calibro 7,65 avvenuto nella notte tra il 23 e il 24 marzo 2007 nel comando della municipale. Nelle 10 pagine di motivazioni, il giudice dell’udienza preliminare Valeria Montesarchio ricostruisce l’episodio nei dettagli, partendo dalla scoperta del furto e ripercorrendo tutti gli atti di indagine (controlli stradali, intercettazioni, tabulati, ascolto di testimoni, confessioni) dei carabinieri della Tenenza di Follonica. D’Avino era diventato amico del principale imputato, Vincenzo Petrazzuolo, perché fidanzati con due sorelle. E proprio la fidanzata di D’Avino aveva dato l’input giusto ai militari, spiegando che Ciro gli aveva detto di sospettare che il furto fosse stato materialmente commesso da Petrazzuolo e da un latitante, Carmelo Frasca Caccia. Basista sarebbe stata Cheti Chelini, agente proprio di quel comando, legata sentimentalmente a Petrazzuolo. Preoccupato dal fatto che la fidanzata fosse stata sentita dai carabinieri - e avendo saputo che aveva reso dichiarazioni difformi dalle proprie -D’Avino si era confidato con un carabiniere, vuotando il sacco. Con uno stratagemma, l’Arma provocava la curiosità di Frasca Caccia e tra questi e D’Avino iniziava uno scambio di sms. In uno di questi D’Avino «alludeva al fatto che sarebbe dovuto andare lui a “bere” (cioè a fare il furto) con il Petrazzuolo ma di essersi evidentemente rifiutato e di essere stato per questo sostituito con Frasca Caccia». D’Avino si era tirato indietro il 9 marzo, giorno del suo compleanno, ma ilgiorno in cui venne scoperto il furto aveva mandato un sms a Petrazzuolo con scritto «bravissimo», complimentandosi per la riuscita senza la propria partecipazione. Ancora secondo il giudice, D’Avino aveva partecipato attivamente alla preparazione (andando con Petrazzuolo a Torre del Greco per contattare Francesco Amura, un carrozziere cui le pistole sarebbero state affidate da Petrazzuolo e Chelini, partiti da Follonica con una Bmw noleggiata) salvo poi «ritirarsi all’ultimo momento per il timore di fornire la propria auto per la discesa a Napoli-Torre del Greco». Il contributo dato da D’Avino alle indagini secondo il giudice non compensa le aggravanti.(p.s.)

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