Il dolore
Alla 200 Miglia senza la Maremma
Il motociclista Vivarelli parte per Daytona senza sponsor locali. «Non cercavo soldi, soltanto un pezzetto della nostra terra»
GROSSETO
Cinquantasette giri, per quasi due ore e un quarto di alta intensità. È lo spettacolo della 200 Miglia di Daytona, in cui Nico Vivarelli è pronto a recitare la sua parte.
A dispetto dei suoi 26 anni il giovane grossetano è già un esperto pilota delle due ruote e parte alla volta degli Usa senza paura.
Ma con un rimpianto: «vorrei portare un po’ di Maremma con me durante la gara, ma non riesco a trovare uno sponsor».
Un piccolo smacco morale sulla sua moto, una Kawasaki. Il pilota infatti non è alla ricerca di contributi per poter far fronte a tutte le spese che la partecipazione alla gara porta con sé.
Gli sponsor Vivarelli ce li ha: Katra, Vemar Helmets, Tuttauto Davitti, Gelateria Paradise, Athlon Club e Mau Design. Questi sono abbastanza per poter correre la gara insieme al suo team Apex.
Il rammarico del grossetano sta altrove. «È un peccato non avere con me un po’ della mia terra. Ho cercato in giro qualcuno che si offrisse per farmi da sponsor, ma qui gli interessi sono rivolti ad altri sport». Il suo appello Vivarelli lo ha già lanciato a suo tempo attraverso varie interviste a riviste di motociclismo («mi piacerebbe moltissimo portare un po' di Maremma anche in America» ha ripetuto), ma senza successo.
Intendiamoci, Vivarelli non è l’ultimo arrivato nel campo delle due ruote. Ha partecipato al motomondiale 2005 classe 125 alla guida di una Honda, passando l’anno successivo a una Malaguti, con cui ha partecipato anche al gp della comunità valenciana. Nel 2009 arriva alla Superstock 1000 fim cup e nel 2010 continua nella Superstock terminando la stagione al ventesimo posto nel campionato piloti con 16 punti, con il miglior piazzamento ottenuto nel gran premio d'Italia ad Imola (decimo).
Oggi però l’attenzione è rivolta al 17 marzo, quando andrà in scena la 200 Miglia, una delle gare più importanti, e con un blasone che poche altre gare possiedono.
«È una prova di endurance. – dice sorridendo il pilota – Mi sto preparando in una palestra di Grosseto, dove mi assiste il mio personal trainer Daniele Rombai». Già, perché occorre una certa forma fisica per affrontare le fatiche di Daytona. Una gara a cui Vivarelli è arrivato quasi per caso.
Durante una chiacchierata con Dario Marchetti, pilota bolognese ma monegasco di adozione, il grossetano a chiesto delle gare statunitensi, sua grande passione. Ed è così che il suo collega gli ha indicato la strada che porta verso l’impresa.
Vivarelli dal canto suo è già stato ad inizio anno negli Stati Uniti, a Miami, per un test del campionato Ama Superbike, cioè il campionato americano delle moto derivate di serie. Ma adesso la sua concentrazione è tutta per la 200 Miglia, dove è pronto a dare il massimo di se stesso, con quell’unico cruccio: partire per il continente oltreoceano senza un pezzo della sua Maremma. Senza nessuna azienda che abbia voluto mettere il proprio logo su quella Kawasaki cavalcata da un ventiseienne che spinge forte.
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