Proteste
Prestito troppo caro, la Compass ci ripensa
Un finanziamento di 2mila euro sarebbe costato a una donna il 50% in più. Ora il nuovo contratto
GROSSETO
Aveva ottenuto un prestito di 2mila euro, ma dopo due anni avrebbe dovuto restituirne 3080 alla Compass. Un tasso teorico del 55 per cento al quale si era arrivati con la stipula di alcune polizze assicurative facoltative.
Dopo l’articolo pubblicato da Il Tirreno, però, la società finanziaria del gruppo Mediobanca è tornata sui propri passi rinegoziando lo stesso prestito per un importo complessivo di 2.340 euro, ovvero oltre 700 euro in meno.
Vi avevamo raccontato la storia di Monica Pinna, la donna che lo scorso primo aprile si era incatenata al portone d'ingresso del Comune di Grosseto per chiedere un aiuto per lei e la sua bambina di tre anni. La 40enne, dopo la separazione dal marito, era rimasta sola con sua figlia ma senza una casa né un lavoro.
Nonostante la situazione disperata, la Compass le concesse un finanziamento di 2.720 euro da restituire entro 24 mesi ad un tasso del 12,25 per cento (anche se in realtà il Taeg, il tasso annuo effettivo globale, che comprende anche le spese per l’operazione era del 14,73 per cento) per un totale di 3.080 euro.
Se non fosse che di quei soldi Pinna ne intascò solo 2mila perché oltre 700 euro furono assorbiti da tre polizze assicurative della compagnia statunitense Metlife, il cui braccio operativo in Italia è la Alico. Nel contratto è prevista la facoltà di stipulare, o consentire a Compass di farlo per proprio conto, un contratto assicurativo a tutela del rischio del credito per la durata del finanziamento «presso compagnia di assicurazione di gradimento» della società finanziaria.
Il Tirreno contattò un istituto di credito esponendo la situazione di Pinna e, per lo stesso prestito da 2mila euro da restituire in 24 mesi, le varie polizze comprensive delle pratiche istruttorie sarebbero venute a costare tra i 40 e gli 80 euro. In seguito al nostro articolo Compass ha contattato Pinna proponendole un nuovo prestito: il Taeg dal 12,25 per cento è sceso all’8,33 per cento, la durata è stata allungata da 24 a 30 mesi e le rate sono scese a 53 euro.
Considerando che da maggio a novembre la cliente aveva già versato alla finanziaria circa 720 euro, i 1.623 euro mancanti significano un calo dell’importo complessivo da restituire da 3.080 a 2.340 euro.
Com’è stato possibile? Semplice, eliminando le tre polizze assicurative che erano state inserite nel contratto. Siglando il nuovo contratto Pinna non sarà garantita in caso di perdita del lavoro, che non ha, né di un ricovero ospedaliero. Ma soprattutto Compass ha perso quella tutela sull’ipotesi di insolvenza da parte della cliente che, facendo pagare a quest’ultima, rappresentava per la società un usbergo economico a zero spese.
La procedura è frequente nel mondo finanziario e bancario ed è stata al centro anche delle prime liberalizzazioni del governo Monti. In pratica si tratta di “convincere” il cliente ad assicurarsi ma, di fatto, è il credito dello stesso istituto prestatore ad essere tutelato.
Un escamotage legale che però, come dimostrato dalla successiva retromarcia della Compass, è tutt’altro che indispensabile.
Lorenzo Santorelli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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