Il Tirreno

Grosseto

Il rischio idraulico ha fermato l’edilizia

di Guido Fiorini
Il rischio idraulico ha fermato l’edilizia

Quasi impossibile costruire in gran parte del Comune di Grosseto. Ma la “responsabilità” non è solo della Regione...

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GROSSETO

È nato prima l’uovo o la gallina? Difficile dirlo con certezza, certo è che uovo e gallina non potranno avere un tetto. Fuori di metafora, le ultime norme della Regione sul rischio idraulico, varate sull’emozione delle recenti tragedie in Lunigiana causate dalla furia delle acque, unite però alle nuove perimetrazioni decise dal Comune nella stesura del Regolamento urbanistico, rischiano di bloccare lo sviluppo edilizio sul territorio e di dare l’ultima mazzata a un settore, quello dell’edilizia, che per tanti anni ha trainato il Pil maremmano e che adesso è in piena crisi. Tanto che i professionisti del settore, dai geometri agli architetti, e ora anche la politica, si stanno muovendo per chiedere modifiche in tempi brevi.

Ma la “responsabilità”, se così si vuol chiamare, non è solo della Regione. Anche il Comune ci ha messo del suo ampliando in modo drastico le aree a rischio idraulico molto elevato, chiamate “PI 4”.

Per capire bisogna andare con ordine, guardando le due cartine qui a fianco. Quella di sinistra indica (in viola) le aree che erano classificate PI4 prima della stesura del regolamento urbanistico. Quella a destra indica invece in rosa quelle che sono PI4 con l’adozione del Ruc. In sostanza sono state trasformare in PI4 tutte le zone che a sinistra sono in giallo (PI3), classificate “solo” nel penultimo valore di pericolosità, chiamata “a rischio idraulico elevato”.

È bene chiarire che, quando il Comune ha deciso la modifica, peraltro su “consiglio” (non obbligatorio)di una circolare regionale, ancora non c’erano state le tragedie in Lunigiana. Per cui anche nelle zone classificate PI 4, molte delle quali sono in zona di bonifica, era comunque possibile costruire, purché nel progetto venissero contestualmente presentati anche gli interventi per eliminare il rischio idraulico stesso. Semplificando, prima delle ultime norme regionali era possibile costruire spendendo qualcosa in più, prevedendo cioè opere supplementari.

Adesso invece costruire in aree PI 4 diventa pressoché impossibile, a meno che non vengano realizzate, preliminarmente, opere che consentano di riclassificare l’area. Quindi prima si costruiscono argini, canali, casse di espansione e quanto serve per riportare l’area alla classificazione inferiore e solo dopo possono essere presentati progetti per altri tipi di opere. È evidente che, con le casse vuote che gli Enti locali hanno in questo periodo, sarà difficile che si possa intervenire in modo così massiccio, peraltro in zone che non vedono un’alluvione dal 1966, quasi tutte in zone già bonificate.

Ma anche la Regione, dal canto suo, aveva previsto le nuove norme sulla base della carta di sinistra, ritenendo di vincolare in modo così stringente solo le aree a ridosso dei principali corsi d’acqua. Certo è che, che sia nato prima l’uovo o la gallina, adesso costruire nelle aree “rosa” della cartina di destra è pressoché impossibile. Ma i vincoli sono gli stessi anche per i piccoli interventi su caseggiati agricoli, tanto che oltre all’edilizia anche l’agricoltura rischia di essere messa in ginocchio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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