Il Tirreno

Grosseto

Allarme dall’Amiata. Delibera penalizza il taglio dei boschi

di Fiora Bonelli

La Regionale introduce la Valutazione di incidenza Di conseguenza i tempi si allungano e il comparto ne soffre

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CASTEL DEL PIANO. Una delibera regionale di troppo per l’Amiata. E il presidente dell’Unione dei comuni Amiata grossetana, Franco Ulivieri, scrive agli assessori regionali all’agricoltura Gianni Salvadori e all’ambiente Annarita Bramerini, facendosi portavoce anche della preoccupazioni di molti imprenditori forestali.

L’argomento è delicato davvero per la parte dell’economia montana che si regge sul taglio del bosco. Una delle attività più antiche e tradizionali, il fiore all’occhiello che ha, fra l’altro, permesso di mantenere attraverso i secoli, integro, il patrimonio forestale del Monte Amiata.

Adesso per tagliare qualunque superficie boscata sopra i mille metri quadrati e compresa nei Sir (siti di interesse regionale) occorre una Valutazione di incidenza (Vi). Lo stabilisce una delibera regionale, la 916 del 28 ottobre 2011 che sembrava in prima istanza buona, e sembrava armonizzare due leggi, la legge regionale 39 2000 “Legge forestale della Toscana” e la legge regionale 56 2000 “Norme per la conservazione degli habitat naturali”. E invece la delibera, secondo la montagna, buona non è.

«La legge forestale, se pur con qualche difetto si è rivelata una buona legge - spiega Ulivieri - e la 56 che ha agito sui Sir è più difficoltoso valutarla. Fatto sta che nel comprensorio amiatino sono ben 7 e distribuiti su tutto il territorio principalmente montano e boscato: Cono vulcanico del Monte Amiata, Monte Labbro e alta valle dell’Albegna, Alto corso del fiume Fiora, Monte Penna Bosco della Fonte e Monte Civitella, Basso corso del fiume Orcia, Torrente Trasubbie, foreste del Siele e Pigelleto di Piancastagnaio. E adesso la delibera stabilisce che ogni intervento che tende ad alterare la flora e fauna o comunque i rapporti ecologici, debba essere accompagnato da una cosiddetta Valutazione di incidenza e questo non è buono».

Anche Stefano Martini, imprenditore santafiorese del settore forestale condivide a pieno la posizione di Ulivieri e aggiunge: «È necessario presentare la Valutazione di incidenza all’ Unione dei Comuni, che però deve essere trasmessa alla Provincia che ha 60 giorni per esprimere parere. Con un allungamento dei tempi presunti di circa 90 giorni, che rischia di mettere in ginocchio il debole tessuto economico impostato sul bosco. E va detto che se abbiamo ben sette Sir non è certo un caso, ma è esclusivo merito delle popolazioni locali che, hanno mantenuto un ambiente che lo ha permesso».

«Chiedere la Vi anche semplificata alle nostre popolazioni - incalza Ulivieri - è come pretendere di dire alla mamma come allattare il figlio e cosa deve fare per crescerlo; queste sono attività innate nelle popolazioni locali. Non si rischia di certo di perdere il capitale bosco-ambiente distruggendolo, come invece sembra interpretare la Regione. E stupisce che si ponga sotto accusa l’uomo e non ci si preoccupi invece del ruolo della fauna selvatica, che cresciuta in maniera abnorme negli ultimi anni (in particolare ungulati, cinghiali e caprioli), sta veramente distruggendo il capitale bosco impedendone la rigenerazione. Riteniamo pertanto che le regole già imposte dalla legge 39 e dal Regolamento Forestale, siano più che sufficienti per una corretta gestione del bosco».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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