Il Tirreno

Grosseto

Con le pistole in pugno rapinano la posta

di Alfredo Faetti

Colpo a Ravi: in tre con i passamontagna calati sul volto riescono a scappare con un bottino da 35mila euro

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RAVI

Sono quasi le 9 di mattina quando in un paese dove la tranquillità regna sovrana spuntano pistole e passamontagna. I rapinatori sono arrivati davanti al piccolo ufficio postale di Ravi con le idee chiare: sapevano cosa fare, come farlo e come far perdere le loro tracce. Sapevano anche che, se tutto fosse andato secondo i piani, non sarebbero tornati a casa a bocca asciutta. Ieri era il primo del mese: alla Posta arrivano i soldi per le pensioni. Si sono portati via circa 35mila euro, lasciando ai presenti soltanto un grande spavento e  un brutto ricordo. «L’avevamo vista la Uno bianca girare per il paese prima che accedesse tutto, ma qui di auto ne passano diverse» racconta il proprietario del bar di fronte all’ufficio postale. Ravi, piccola frazione gavorranese, infatti è una sorta di crocevia, in cui si intrecciano le strade che portano ai vari paesi sparsi sulle colline. I rapinatori lo sapevano e su questo aspetto hanno organizzato la loro fuga. Ma andiamo con ordine.

Manca un quarto alle 9, più o meno, quando all’ufficio postale, un tempo caserma dei carabinieri, arriva il furgone della Securpol, contenente diversi sacchi pieni di banconote. Dentro l’ufficio ci sono la direttrice nonché unica dipendente e due pensionati. Il tempo di scaricare i sacchi e il portavalori riparte.

Non passa un minuto, che da quella Uno bianca, targata Siena, spuntano tre uomini nascosti dietro i passamontagna che fanno irruzione. Mostrano le pistole ai presenti, senza mai alzarle ad altezza uomo, spingono i clienti (uno tra l’altro cade a terra facendosi male) e vanno dritti dalla direttrice, chiedendole in italiano perfetto dove sono i soldi. Lei è scossa. Un balzo e uno di loro oltrepassa la cassa, prendendo il più possibile. Intanto però fuori dall’ufficio la titolare della tabaccheria sente le urla e chiama i carabinieri, seguita dal proprietario del bar che esce qualche istante dopo, quando i giochi ormai sono fatti.

I malviventi fanno il loro lavoro in pochi minuti. Preso il bottino risalgono sulla Uno e imboccano la strada che porta al cimitero, percorrendo un paio di chilometri. Poi si fermano, davanti a una sbarra che porta alla vecchia miniera, e abbandonano lì l’auto (che in seguito agli accertamenti risulterà rubata). A quel punto salgono su un’altra macchina, attraversano la strada che passa per le Basse di Caldana da cui imboccano l’Aurelia per poi sparire. È probabile quindi, secondo i carabinieri, che la banda possa essere composta da almeno quattro persone: i tre rapinatori più l’autista che li attendeva per la fuga. La dinamica della rapina è stata troppo veloce per far sì che i carabinieri arrivassero in tempo per beccarli. I militari, una volta sul posto, hanno tranquillizzato i presenti, hanno fatto tutti i rilevamenti del caso, sequestrato la Fiat Uno e stimato la refurtiva, che sarà di circa 35mila euro. Non è la prima rapina che va in scena in quell’ufficio postale, anche se non ci sono precedenti clamorosi. L’ultimo un anno fa, quando i rapinatori fuggirono a mani vuote dato che nel fondo è presente una cassaforte a tempo, che non si apre se non nei momenti previsti. Questa volta però tutto era studiato alla perfezione, dal momento in cui agire alla fuga. Professionisti, insomma. 
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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