Sicurezza
Il caso di Jasmin verso la svolta
L’udienza di separazione dei genitori potrebbe diventare decisiva per la bimba
GROSSETO
Grazie ad un'acrobazia giuridica, il destino della piccola Jasmin potrebbe passare dalle mani dei giudici tedeschi a quelle del presidente del Tribunale di Grosseto, Michele Addimandi.
Il 6 marzo è prevista al palazzo di giustizia grossetano una udienza cruciale per la separazione dei genitori della bambina contesa tra la madre italiana, Parisa Arefi Doost residente a Roccastrada, e il padre tedesco Peter Rainer Paeplow. Ma a seguito del "suggerimento" del Tribunale dei minori di Firenze, che ha inviato il provvedimento di sospensione dell'affidamento della bambina anche al palazzo di giustizia grossetano, il parere di Addimandi, che presiederà l'udienza, potrebbe essere decisivo anche per la sorte di Jasmin.
Il passaggio è giuridicamente ingarbugliato ma può essere strigato così: i magistrati tedeschi della pretura di Kempten avevano disposto che la bambina dovesse vivere con il padre al quale era stata attribuita la «determinazione della residenza» della figlia. Il Tribunale dei minori di Firenze ha successivamente stabilito «in via provvisoria e urgente la permanenza della minore presso la madre», in attesa che i servizi sociali grossetani concludano la loro «indagine sociofamiliare» per valutare i desiderata della bambina ed il contesto in cui vive. In questo modo la permanenza di Jasmin in Maremma è stata legalizzata, spuntando agli avvocati del padre l'arma dell'accusa di rapimento.
Arrivati a questo punto l'udienza di martedì 6 marzo davanti al Tribunale di Grosseto sarà il tavolo sul quale uno degli avvocati della madre, Laura Cossar del foro di Milano, calerà quello che potrebbe rivelarsi un vero e proprio jolly giuridico. «E' vero che il Tribunale di Grosseto dovrà pronunciarsi sulla separazione e non sull'affidamento, per il quale fino ad ora sono stati chiamati a giudicare i magistrati tedeschi - spiega il legale - ma se Addimandi stabilirà che la bambina dovrà rimanere con la madre, dove già si trova legalmente risultando così l'ultima residenza abituale, il tribunale grossetano diventerà quello competente anche per l'affidamento».
Il passaggio non potrà esser fatto d'imperio ma necessiterà comunque di un accordo tra le magistrature dei due paesi. L'appiglio normativo è fornito da quello che gli addetti ai lavori chiamano il Bruxelles 2 bis, ovvero il regolamento comunitario 2201 del 2003 che, solo per i paesi dell'Unione Europea, si sovrappone alla convenzione dell'Aja del 1980 sulla sottrazione internazionale dei minori. L'articolo 13 del suddetto regolamento consente al giudice competente, «nell'interesse del minore, a titolo eccezionale e in determinate condizioni, di trasferire il caso al giudice di un altro Stato membro se quest'ultimo è più indicato a conoscere il caso».
Perciò considerando che Jasmin è nata in Italia, ha vissuto per sei anni e mezzo su otto nel nostro paese e attualmente risiede legalmente a Roccastrada, il Tribunale di Grosseto diventerebbe quello «più indicato a conoscere il caso».
Intanto martedì scorso Parisa e Jasmin erano state convocate per un'audizione davanti ai giudici della Corte d'Appello di Monaco di Baviera, sezione di Augusta. Al loro posto però è andato un altro degli avvocati tedeschi della donna. «I giudici non vogliono che si verifichino dispute tra i genitori davanti alla bambina - spiega Jean Patrick Revel dal suo studio di Berlino - per questo erano state convocate solo madre e figlia mentre il padre verrà ascoltato la settimana prossima. La Corte non si è pronunciata sulla competenza adducendo motivi procedurali. Inizialmente voleva sanzionare con un'ammenda la mia assistita perché non si è presentata, poi ha desistito perché ha riconosciuto che Parisa venendo in Germania avrebbe rischiato di essere fermata alla frontiera».
Ravel sottolinea che «sebbene fino ad ora la competenza è stata dei magistrati tedeschi, l'intervento del Tribunale di Firenze è servito a rallentare l'iter. La pratica ristagna ed i tempi saranno lunghi, ma credo che alla fine occorrerà un accordo tra i giudici italiani e quelli tedeschi».
Lorenzo Santorelli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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