Sicurezza
Eroina, pizzini dal carcere Condannato a cinque anni
Claudio Santi riconosciuto colpevole della rete di spaccio tra il 2008 e il 2009 Un traffico culminato con il sequestro di un chilo di sostanza stupefacente
GAVORRANO
Colpevole. Colpevole di tutti gli episodi di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti culminati nel sequestro di un chilo di eroina e nel quale sarebbero stati coinvolti anche i fratelli, mediante una fitta serie di lettere, di “pizzini” scritti in codice. Colpevole di tutto meno che dello spaccio all’interno del carcere di San Gimignano dove era detenuto e da dove aveva scritto le lettere.
Claudio Santi, 61 anni, di Gavorrano, vede concludersi con una condanna a 5 anni e 4 mesi, più 20mila euro di multa e pene accessorie, una vicenda risalente al 2008-2009, quando i carabinieri scoprirono una rete di spaccio nella zona tra Gavorrano e Follonica. Una condanna con lo sconto del rito abbreviato, per il quale il pm Leopizzi aveva chiesto ben 7 anni e 8 mesi, più 40mila euro. Le motivazioni della sentenza, adesso disponibili, fanno da corollario al rinvio a giudizio dei fratelli e al patteggiamento di un altro imputato nel procedimento che all’epoca aveva portato all’adozione di nove misure cautelari.
Tutto faceva perno, secondo il giudice dell’udienza preliminare Montesarchio, sulla figura di Santi, pluripregiudicato. Intercettazioni telefoniche e ambientali nonché le testimonianze di chi aveva dichiarato di aver ricevuto la droga costituiscono il “cuore” dell’affermazione delle responsabilità, articolate in 13 pagine di sentenza. Pagine nelle quali vengono analizzate le lettere, i biglietti e la “contabilità” sequestrata a Santi o ai fratelli: il «lavoro», il «primo solaio», le «due magliette della Fiorentina da 25 più 25», la «numerazione delle maglie rimane a 22 per 22» - frasi tutte rinvenute in una lettera del settembre 2009 scritta da Santi e indirizzata a Patrick Deriu - altro non sarebbero che termini in codice che attestano il commercio illecito: quantitativi, prezzi, oggetti. Paolo Santi si sarebbe dovuto occupare della custodia della droga, Deriu della commercializzazione. I carabinieri rinvennero poi un vero e proprio “libro mastro” con i crediti vantati nei confronti di chi era stato incaricato di piazzare la roba (con sostituzione dei personaggi nel corso del tempo per motivi di affidabilità). Il tutto testimonierebbe un’attività ben avviata molto tempo prima del sequestro del chilo di droga. Eroina ben nascosta in casa e sopravvissuta - lo dice lo stessoSanti - a un furto in casa in cui gli vennero portati via 20mila euro in contanti. Insufficienti, invece, le prove per dimostrare che il fratello Paolo abbia portato a Claudio in carcere la droga (30 grammi) che Deriu era stato incaricato di preparare.
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