Finanza
Centro commerciale, si riparte da zero
Gli Indipendenti in assemblea: «Coinvolgiamo Ascom e Confesercenti, con uno statuto trasparente e regole chiare»
GROSSETO
Prove di dialogo sul commercio. E sul centro commerciale naturale. Ma ora le “parti in causa” dovranno decidere, una volta per tutte, di fare ciascuna un passo nella direzione dell’altra, perché un Ccn a metà non è un vantaggio per nessuno e, soprattutto, il Comune non pare disposto a riconoscerlo.
Ieri, in un incontro in Camera di commercio convocato dagli “Indipendenti”, presenti alcune decine di commercianti del centro, oltre ai consiglieri comunali Luigi Colomba e Massimo Felicioni, ma assenti le associazioni di categoria (Ascom e Confesercenti)ed il Comune, ufficialmente giustificati ma in realtà infastiditi dal clima di tensione nato nelle ultime settimane (causato, va detto, anche dal tentativo di forzare un po’ la mano), è stata avanzata la proposta di costituire un’altra associazione, con un nuovo statuto, che tenga insieme tutti.
Un’associazione, quindi, che riunisca con pari dignità Indipendenti, Ascom e Confesercenti, compresi i loro Cat (Centro assistenza tecnica) e che il Comune sia disposto a riconoscere.
Ma il punto di contrasto è sopratutto lo statuto. Qualche settimana fa Ascom e Confesercenti avevano gettato le basi per una prima associazione, cercando di coinvolgere anche gli Indipendenti. Pareva che la cosa filasse liscia, tanto che Enrico Collura, iscritto a Confesercenti ma da sempre “anima” dei Ccsi, era stato nominato vicepresidente, ma la rottura si è consumata quando è entrato in gioco lo statuto. «Ce l’hanno fatto vedere solo alla riunione in Comune - ha spiegato Giampaolo Baldi, dei Ccsi – ed erano troppi i punti inaccettabili. Volevano portarlo in giunta già il giorno dopo, ma non c’erano le condizioni: hanno forzato e causato la rottura. Ora, però, guardiamo avanti: pensiamo di azzerare tutto e ripartire, con uno statuto trasparente, preso dai tanti Ccn che in giro per la Toscana funzionano benissimo, come a Siena, dove esiste da anni».
I punti contestati riguardavano in particolare la perimetrazione del Ccn, che nello statuto parlava anche di “aree limitrofe” e che per gli Indipendenti deve essere netta (il centro storico e il primo anello attorno alle Mura), la percentuale di componenti necessari per convocare l’assemblea, fissato al 60%, cifra ritenuta eccessiva («deve essere una minoranza a poterlo fare» ha spiegato Baldi «fra il 25 e il 30%, se c’è già la maggioranza non ha senso farla») e la possibilità di adesione al Ccn anche “a voce”, ritenuta assurda dai Ccsi.
«Ripartiamo da zero – ha aggiunto Baldi – in modo da poter accedere ai bandi regionali che sono già in pubblicazione, a partire da uno, con scadenza primo aprile, per il miglioramento dell’accoglienza turistica e per la sicurezza dei centri storici. Sono bandi a “compartecipazione”, nel senso che la Regione finanzia la metà degli importi. Noi Indipendenti ci teniamo a coinvolgere i Cat delle associazioni, che sono strutture che funzionano, ma al tempo stesso non vorremmo, nello statuto, vincolarci a loro. Ci deve essere libertà di rivolgersi anche a centri che ci diano condizioni migliori».
È chiaro che la nuova associazione dovrà essere riconosciuta dal Comune, perché senza l’Ente non potrà andare da nessuna parte. «Chiamerò quanto prima – ha detto ancora Baldi – gli assessori Cerciello e Stellini, per spiegar loro che adesso il Comune deve fare in pieno la propria parte che è quello di “facilitatore” della costituzione del Ccn. Del resto la creazione l’avevano anche nel programma elettorale».
Gli Indipendenti, quindi, sperano che questa sia la volta buona. Va detto che l’assemblea è stata molto partecipata, come capita di rado con i commercianti, e che i numeri, in centro, sono in forte evoluzione, forse figli di uno scontento nei confronti delle associazioni: «Siamo un’ottantina di iscritti – ha concluso Baldi – con un centinaio di insegne, visto che c’è chi ha più attività. Devono ascoltarci».
Certo è che con un’associazione che doveva nascere e che non nasce più e con un’altra associazione che dovrebbe nascere e ambisce a fare da ombrello alle varie anime, è giunto il momento che tutti provino a parlare la stessa lingua. «Deve essere un’associazione che coinvolga tutti ma che non abbia padri – ha spiegato con chiarezza Andrea Marchionni, che era stato chiamato, da vero “neutrale” a presiedere l’associazione mai nata – e soprattutto dobbiamo superare le divisioni. Sennò non si va da nessuna parte». Staremo a vedere, perché un Ccn monco non serve a nessuno, né alle associazioni “ufficiali”, né agli Indipendenti.
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