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Barche tassate, Serra vince in parlamento

Barche tassate, Serra vince in parlamento

Non si pagherà per stare in acqua ma sarà applicata una tariffa annua sul possesso delle imbarcazioni

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GROSSETO

L’avvocato Luciano Serra può tirare un sospiro di sollievo. L’emendamento che era stato presentato sulla tassa di stazionamento, e proposto proprio dopo aver consultato le associazioni di categoria del mondo della nautica, è passato ieri notte.

Ora servirà un ulteriore passaggio, la raccolta di tutte le osservazioni al decreto salva Italia che verranno messe in un maxi-emendamento sul quale si dovrà votare la fiducia. Fiducia che verrà posta senza alcun problema e che darà la certezza a tutti quelli che lavorano nel mondo della nautica di dormire sonni più tranquilli. Luciano Serra compreso.

È stato lui, il presidente della Marina di San Rocco, a capitanare la protesta contro la tassa di stazionamento. Luciano Serra, infatti, è presidente dell’Assonat e con la sua associazione, che rappresenta i porti turistici di tutta Italia, ha cominciato da subito un lavoro certosino, fatto di norme e numeri per evitare che il turismo nautico si rivolgesse ad altri paesi dove la tassa di stazionamento non viene richiesta. «Avevamo proposto - spiega Luciano Serra - la trasformazione della tassa di stazionamento in una tassa annuale». Una sorta di “bollo”, di tassa di possesso, che seguirà le stesse categorie previste per lo stazionamento.

Per le imbarcazioni tra i 10,1 e i 12 metri, si spenderà 800 euro, mentre per i super yacht con scafo superiore a 64 metri, si dovrà essere pronti a pagare 25mila euro all’anno. Soldi che saranno chiesti soltanto agli italiani e che non incideranno quindi sulla scelta dei vacanzieri che arrivano nei nostri porti dal resto dell’Europa. Una modifica, come ha detto la relatrice al decreto sulle liberalizzazioni Simona Vicari, che evita «la fuga dai nostri porti».

L’allarme, in Maremma, era suonato appena il governo Monti ha annunciato di voler andare a mettere le mani nelle tasche dei possessori di barche, chiedendo loro di pagare una cifra giornaliera per stare in porto. Una decisione, quella, che non solo avrebbe scoraggiato i turisti stranieri, ma che avrebbe costretto tanti italiani a tenere le barche in secco. Un’imbarcazione da 10, 01 metri, sarebbe costata oltre milleottocento euro all’anno, solo per stare in acqua.

Francesca Gori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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