Sicurezza
Nuovo scontro fra medici e Asl 9
Tutti i sindacati contestano il piano aziendale: «Soluzioni pasticciate e pericolose. Così rischiano i pazienti»
GROSSETO
Torna la tensione fra medici e Asl 9, nel contesto della trattativa per la riorganizzazione dell’organizzazione interna ai reparti, in vista dell’introduzione del sistema per “intensità di cura”. Al punto che i medici proclamano lo stato di agitazione e non parteciperanno al prossimo incontro, venerdì, con la dirigenza dell’Asl 9.
In sostanza i medici dicono basta ai piani di riorganizzazione della continuità assistenziale per garantire le prestazioni in urgenza nelle ore notturne e nei giorni festivi nei presidi ospedalieri dell'Asl 9 senza un preliminare accordo con i sindacati della dirigenza medica e veterinaria .
A scrivere sono le segreterie provinciali dei principali sindacati del settore, quindi Anaao-Assomed, Anpo, Aroi, Cimo-Asmd, Cisl Medici, Cgil Medici, Fesmed, Simet, Uil Medici.
«Denunciamo – scrivono – un comportamento eccessivamente dirigista da parte della direzione aziendale nella soluzione di problemi quali i provvedimenti da assumere per garantire l'urgenza nei presidi ospedalieri, esponendo in tal modo i propri professionisti ad un maggior rischio professionale e ad una riduzione della qualità dell'assistenza, proprio nei momenti in cui maggiore devono essere appropriatezza e rapidità d'intervento. Non riteniamo convincenti le proposte di accorpare guardie e pronte disponibilità imponendo a specialisti di branche diverse un aumentato carico di lavoro. Constatiamo una riduzione di organico dei medici intervenuta negli ultimi 2 anni che, associata ad una riduzione delle risorse disponibili mette in crisi l'intero sistema aziendale per garantire l'urgenza. Inascoltate sono state fin qui le richieste sindacali di mantenere, pur in un piano di riorganizzazione, quei servizi di guardia ritenuti strategici per numero di interventi e per l'ampio territorio dell'Asl 9 come la neurologia e l'ortopedia (accordo sulla continuità assistenziale della regione Toscana del 25/11/2008); così come non ha trovato ascolto da parte aziendale la richiesta di rispettare la specificità degli specialisti rispetto alle mansioni richieste, in quanto in ciò si concretizza sicurezza ed appropriatezza dell'intervento medico».
«Il taglio delle risorse – proseguono – non può giustificare soluzioni pasticciate e pericolose di cui a rispondere sono solo i medici (vedi quanto successo recentemente nella regione Lazio). Non si può inoltre accettare che in nome di tetti di spesa mensili per le singole strutture si sospenda la distribuzione di farmaci e di presidi allorchè si sia raggiunto il tetto previsto. Tali provvedimenti non tengono conto della variabile incidenza delle patologie umane nel corso dell'anno e condizionano fortemente l'autonomia professionale dei medici».
I sindacati della dirigenza medica richiedono chiedono quindi: «Un’adeguata riflessione da parte dell'azienda su tale provvedimento, ricorrendo a soluzioni meno drastiche e condivise, più mirate alla appropriatezza della prescrizione, più che al solo contenimento della spesa. I sindacati della dirigenza medica e veterinaria, ritenendo ultimativo e non concertato il piano per garantire l'urgenza proposto dall'azienda, dichiarano lo stato di agitazione della categoria. Non parteciperanno al previsto incontro del 2 marzo, riservandosi, qualora non cambi l'atteggiamento aziendale, di intraprendere ulteriori iniziative sindacali finalizzate a tutelare le prerogative della professione medica e la sicurezza delle cure».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
