Attenzione
Da Passera per i porti A Marina rischiano cento lavoratori
Luciano Serra (Assonat) presenta l’emendamento «Ma anche la politica locale deve dare delle risposte»
GROSSETO
La partita giocata dall’Assonat a Roma, ieri, è una partita che in Maremma non interessa soltanto i lavoratori della Marina di San Rocco e di tutti i porti turistici della Maremma. È una battaglia nazionale, che riguarda un comparto che rischia di perdere decine di migliaia di posti di lavoro e introiti che allo Stato servono per mandare avanti l’Italia.
Nero su bianco, sul tavolo del ministro dell’Economia Corrado Passera, è finito l’emendamento presentato dall’associazione nazionale del settore nautico capitanato da Luciano Serra, presidente della Marina di San Rocco. Quattro punti, per mettere a posto la situazione di confusione che si vive in tutti i porti turistici e per dare un nuovo volto al turismo nautico che rischia di naufragare a causa della tassa di stazionamento imposta dal governo monti con il decreto Salva Italia.
«Al porto di Marina di Grosseto, soltanto per dare un’idea - dice Serra - lavorano un centinaio di persone, tra i dipendenti diretti e quelli che fanno parte dell’indotto. Se le barche se ne vanno, per queste persone non c’è futuro». A livello nazionale, i numeri fanno paura. I calcoli realizzati da dicembre a oggi, da parte dell’Assonat, parlano di un mancato introito per lo Stato di 210 milioni di euro che potrebbero invece essere recuperati introducendo la tassa annuale sulle imbarcazioni e non quella giornaliera, di stazionamento, ma anche il rischio della perdita di 89mila posti di lavoro. E poi c’è l’Iva, altri cento milioni di euro ai quali lo Stato dovrebbe rinunciare. Un’ecatombe. «Solo per fare un esempio - aggiunge - quando è stata introdotto la tassa Soru, in sardegna, il 29% delle imbarcazioni hanno scelto altre mete. La tassa di stazionamento pesa in media da 3,8 a 50 volte in più rispetto alla cifra richiesta dall’ex presidente della regione sarda».
Per tutta la giornata, Luciano Serra ieri ha fatto la spola tra la Camera e il Senato, tra il parlamento quindi e le stanze del ministero. «Le nostre richieste non sono certo campate in aria - aggiunge - perché non si può tassare in questo modo le società di charter, ad esempio, pensando solo agli yacht di Briatore. Bisogna rendersi conto che ci sono piccole aziende familiari che fanno questi servizi e che rischiano di chiudere». In tutta Italia, ma anche in Maremma. Dove l’allarme ha cominciato a suonare a dicembre, quando il governo ha presentato la manovra. Il rischio è la perdita del 35% dei fatturati nel settore della cantieristica, la chiusura delle azienda, i posti di lavoro che si volatilizzano e i lavori nei porti che si bloccano. «Quello che serve sono regole certe in questo settore - dice - con la legge delega il governo deve sistemare la gestione del demanio». Bastano quattro regole per ripartire: la durata delle concessioni demaniali in base agli investimenti fatti, la proroga per l’adeguamento delle norme per i concessionari e quella per ammortizzare gli interventi realizzati ma anche la certezza dei canoni che non possono variare così. «E poi serve anche l’intervento della politica locale - aggiunge Serra - per incrementare il turismo». A Marina, si rischia di restare al palo perché manca il regolamento urbanistico del porto. E le cento persone che lavorano per noi, le risposte ora le vogliono ».
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