Attenzione
Dal bosco delle meraviglie spunta il leccio millenario
Straordinaria scoperta di uno studioso olandese nell’oasi del Wwf di Rocconi Esemplare unico in una foresta ricca di filleree giganti, carpini neri e aceri
ROCCALBEGNA
Un ingegnere forestale olandese scopre nel bosco di Rocconi un leccio millenario che si aggiunge al ritrovamento di filliree giganti e di carpini neri, aceri roverelle già segnalate come peculiarità di grande valore naturalistico.
Nell’Oasi Wwf di Rocconi, a Roccalbegna, ogni giorno è una scoperta nuova ed entusiasmante. Vengono in tanti a esplorare un mondo che ha saputo mantenere per migliaia di anni i suoi tesori ambientali, compreso l’ingegnere forestale Ludovico Kemenade, che, alla ricerca di antiche siepi medievali, aveva visitato già Rocconi nel 2011 con un’équipe di una decina di naturalisti olandesi.
Affascinato da un paesaggio fiabesco e denso di promesse per il suo ambito di interesse, quest’anno è tornato, per la quarta volta, a compiere una serie di osservazioni sulla botanica della Maremma dell’entroterra, alla ricerca di alberi antichi. I risultati non si sono fatti attendere e oltre ad alcune conferme, l’ingegnere ha trovato alcuni alberi straordinari per età e dimensioni, fra cui campeggia il leccio.
«Questo leccio, di ben sei metri di circonferenza, è posto su uno strato roccioso molto scosceso e con i suoi immensi rami aperti sembra voler proteggere abbracciare e benedire tutta la valle dell’Albegna. Ne ignoravo io stesso l’esistenza», commenta Riccardo Nardi, che per anni è stato il responsabile dell’oasi di Rocconi e che adesso ospita a casa sua l’ingegnere, con cui condivide la passione per i tesori naturalistici della riserva di Roccalbegna.
Kemenade, in una breve pausa fra le esplorazioni e le ricerche sul campo di Rocconi, si dice stregato dalle bellezze mozzafiato della zona ed entusiasta della scoperta di un albero così straordinario.
«Non saprei dire - spiega l’ingegnere - quanto vecchio sia questo leccio eccezionale. Senz’altro è millenario, ma ci vorrebbero ricercatori specifici per stabilirlo. So solo che è un esemplare unico, mai visto nelle mie numerose visite in molti altri luoghi d’Italia. Ma non è la sola eccellenza ambientale. Anche le filleree già scoperte in precedenza, sono antichissime. Direi che hanno, come minimo, 800 anni. Anch’esse mai viste così grandi. La fillerea è un arbusto, un’antica pianta mediterranea che siamo abituati a vedere con dimensioni contenute. Invece queste di Rocconi sono alberi veri, miracolosamente conservati in uno scenario magico, quasi fuori dal tempo. Come il leccio millenario e tutte le altre creature di questo posto ancora del tutto intatto».
«Rocconi ha caratteristiche ambientali uniche - spiega il responsabile Fabio Cianchi - che ha la responsabilità anche di Burano, che con Rocconi è una delle oasi di punta dell’intera Toscana».
Un’oasi, aggiunge, «che con il patrimonio arboreo, possiede anche altre eccellenze: il falco lanario, ad esempio, che con altre specie di falchi e falchetti nidifica in un regno a lui congeniale, proprio a Rocconi, nella zona conosciuta come la gola dei rapaci. Ma non solo questo. Altra peculiarità è lo straordinario numero di orchidee selvatiche e di specie nuove di funghi catalogati a Rocconi, dove arrivano scienziati da tutta Europa per studiarne le ricchezze».
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